20 Settembre 2019
RSS Facebook
Sabato, 01 Febbraio 2014 16:52

La rivoluzione è tenerezza: il secolo di Charlot

Charlot compie cento anni

Scritto da  Federica Frascogna
Vota questo articolo
(16 Voti)

 "Mi dispiace, ma io non voglio fare l'Imperatore, non è il mio mestiere. Non voglio governare, né conquistare nessuno. Vorrei aiutare tutti se possibile: ebrei, ariani, neri o bianchi. Noi tutti dovremmo aiutarci vicendevolmente. Gli esseri umani sono fatti così. Vogliamo vivere della reciproca felicità, ma non della reciproca infelicità. Non vogliamo odiarci e disprezzarci l'un l'altro. In questo mondo c'è posto per tutti, la natura è ricca ed è sufficiente per tutti noi. La vita può essere felice e magnifica, ma noi l'abbiamo dimenticato. L'avidità ha avvelenato i nostri cuori, ha chiuso il mondo dietro una barricata di odio, ci ha fatto marciare, col passo dell'oca, verso l'infelicità e lo spargimento di sangue. Abbiamo aumentato la velocità, ma ci siamo chiusi in noi stessi. Le macchine che danno l'abbondanza ci hanno dato povertà, la scienza ci ha trasformato in cinici, l'abilità ci ha resi duri e spietati. Pensiamo troppo e sentiamo troppo poco. Più che di macchine abbiamo bisogno di umanità. Più che d'abilità abbiamo bisogno di dolcezza e di bontà. Senza queste doti la vita sarà violenta e tutto andrà perduto. L'aviazione e la radio hanno ravvicinato le genti: la natura stessa di queste invenzioni reclama la bontà dell'uomo, reclama la fratellanza universale, l'unione dell'umanità. La mia voce raggiunge milioni di persone in ogni parte del mondo, milioni di uomini, donne e bambini disperati, vittime di un sistema che costringe l'uomo a torturare e imprigionare gente innocente. A quanti possono udirmi io dico: non disperate. L'infelicità che ci ha colpito non è che un effetto dell'ingordigia umana: l'amarezza di coloro che temono le vie del progresso umano. L'odio degli uomini scomparirà insieme ai dittatori, e il potere che hanno strappato al mondo ritornerà al popolo. Qualunque mezzo usino, la libertà non può essere soppressa. Non consegnatevi a questi bruti che vi disprezzano, che vi riducono in schiavitù, che irreggimentano la vostra vita, vi dicono quello che dovete fare, quello che dovete pensare e sentire! Non vi consegnate a questa gente senz'anima, uomini-macchina, con una macchina al posto del cervello e una macchina al posto del cuore! Voi non siete delle macchine! Siete degli uomini! Con in cuore l'amore per l'umanità! Non odiate! Sono quelli che non hanno l'amore per gli altri che lo fanno. Non combattete per la schiavitù! Battetevi per la libertà! Nel diciassettesimo capitolo di san Luca c’è scritto che il regno di Dio è nel cuore degli uomini. Non di un solo uomo, non di un gruppo di uomini, ma di tutti voi. Voi, il popolo, avete il potere di creare le macchine, di creare la felicità, voi avete la forza di fare che la vita sia una splendida avventura. Quindi in nome della democrazia, usiamo questa forza, uniamoci tutti e combattiamo per un mondo nuovo che sia migliore, che dia agli uomini la possibilità di lavorare, ai giovani un futuro, ai vecchi la sicurezza. Promettendo queste cose i bruti sono saliti al potere. Mentivano: non hanno mantenuto quella promessa e mai lo faranno. I dittatori forse sono liberi perché rendono schiavo il popolo, allora combattiamo per quelle promesse, combattiamo per liberare il mondo eliminando confini e barriere, l'avidità, l'odio e l'intolleranza, combattiamo per un mondo ragionevole, un mondo in cui la scienza e il progresso diano a tutti gli uomini il benessere. Uniamoci in nome della democrazia!".

Più che la lettura del meraviglioso discorso di Charlie Chaplin ne “Il grande dittatore” (1940), è la sua interpretazione che resterà attuale in ogni tempo, fa venire i brividi e manifesta un coraggio pazzesco, noncurante del potere, senza precedenti nel cinema. Per questo motivo infatti, realizzato nel pieno della seconda guerra mondiale, il film fu censurato in tutt’Europa fino al ’45 dal governo nazifascista, ma col tempo, per fortuna, o meglio per merito, ha ottenuto i riconoscimenti dovuti. Ieri, con l’approvazione della famiglia del cineasta, è stato pubblicato dalla Cineteca di Bologna, fondazione diretta da Gianluca Farinelli, il romanzo inedito di Chaplin “Footlights” (scritto nel 1948), da cui egli trasse, in seguito, il capolavoro “Luci della ribalta” (1952). E non è tutto, in occasione del centenario della nascita del personaggio più rivoluzionario del cinema mondiale: Charlot, il 3 Febbraio arriva in 70 sale la versione restaurata de “La febbre dell’oro” (1925).

Ciliegina sulla torta dell’iniziativa promossa sempre della Cineteca di Bologna, per la rassegna Il Cinema Ritrovato al cinema - Classici restaurati in prima visione, sarà la proiezione, insieme al film, di “Kid Auto Races at Venice” di Henry Lehrman (1914), la prima comica in cui appare il vagabondo più famoso del grande schermo, insomma un doppio appuntamento. A proposito de “La febbre dell’oro”, Chaplin stesso intervenne sui negativi del lavoro muto, per inserire un suo commento sonoro ed una partitura orchestrale, decisione che causò molte polemiche amanti del film così com'era prima, da parte di Michelangelo Antonioni per esempio. Quest’operazione ha anche contribuito alle difficoltà di restauro della pellicola, durato ben 15 anni, dice Farinelli, ma la soddisfazione, per il direttore, è stata ridare la velocità originaria alle immagini : “non vedremo tutti correre, com'è nel nostro immaginario del cinema comico muto, costruito su errori di proiezione perpetuatisi nel tempo".

Riguardo al progresso, anche Chaplin, nonostante le riserve, si fece coinvolgere del tutto dall’utilizzo del sonoro, come abbiamo visto per “Il grande dittatore”, ma mai diede la parola a Charlot, preferì farlo scomparire dalle scene, partorire nuovi personaggi piuttosto che far piegare il vagabondo a ciò che non gli si confaceva. Al di là dei tecnicismi, e di tutte le metodiche o mezzi utilizzati, l’accezione più importante che deve rivivere attraverso la fruizione della sua opera è la rivoluzione, un'anticonvenzionalità diversa dalla quella “classica” di un combattente o artista, espressionista della libertà, perché la sua unicità, al di là anche dei concetti che già solo l’ immagine di Charlot vuol rappresentare, possiede un colore geniale e genuino: la tenerezza muta.

Charlie Chaplin è stato l’artista da cui tutti hanno copiato, ed hanno fatto bene, molto prima delle idee o delle parole, le movenze: gli atteggiamenti, le espressioni di questo poliedrico inglese insegnano e disarmano contemporaneamente, grazie ad una forza tanto energica, tragicomica, quanto buona e pura, che lui rivendica come intrinseca nell’animo umano e quindi nient’affatto utopica.

Luci della città” (1931), in cui il protagonista aiuta una fioraia cieca senza volere che lei scopra chi sia il suo benefattore, poiché non è importante, egli lo fa incondizionatamente e non pensa mai a se stesso, è l’esempio lampante di questa forza, una tenerezza commovente in scene che fanno capire cosa c’è davvero da “vedere” nel mondo. Buon comple-secolo Charlot !

Letto 1547 volte

UltimeLeggi le altre notizie notizie

Eccellenze reali a Capri con Universiadi

17 Luglio 2019
Eccellenze reali a Capri con Universiadi

L’Universiade approda sull’Isola Azzurra. Il 5 luglio circa cento delegati in arrivo a Capri (NA) e da ogni angolo del mondo per “Capri incontra l’Universiade”. Un evento organizzato da Eccellenze Reali al Gran...

Eccellenze reali a Capri con Universiadi

17 Luglio 2019
Eccellenze reali a Capri con Universiadi

L’Universiade approda sull’Isola Azzurra. Il 5 luglio circa cento delegati in arrivo a Capri (NA) e da ogni angolo del mondo per “Capri incontra l’Universiade”. Un evento organizzato da Eccellenze Reali al Gran...

ILeggi le altre notizie nostri Partners

BannerLeggi le altre notizie AD Sense