21 Agosto 2017
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Sabato, 05 Agosto 2017 12:16

Ius Soli, tra dovere civile e propaganda elettorale

Come declinare l’integrazione in un paese cattolico?

Scritto da  Michela Belli
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Quella dello scorso giugno è stata, per alcuni, una sconfitta già annunciata in Senato, in un governo in cui sembra che la Lega, rappresenti la vera opposizione di destra. Per altri, invece, si tratta solo di un rimando a settembre. Il tempo di rinfrancarsi dalle fatiche dello scorso anno, il tempo di rinfrescarsi le idee.

Il Premier Paolo Gentiloni e Laura Boldrini, Presidente della Camera dei Deputati, rassicurano gli elettori del Pd che in autunno lo Ius Soli (temperato) s’ha da fare. Salvini organizza sit in al porto di Civatavecchia con striscioni imbarazzanti che recitano così: STOP all’invasione, veicolando ancora una volta, l’idea ben lontana dalla realtà, che in Italia vi sia in atto una vera invasione.

Anche nel resto dei paesi occidentali si discute solamente su come bloccare gli sbarchi; come rispedirli a casa e tutti sembrano dimenticare qual è il vero nodo centrale della discussione: come integrarli. Passiamo il tempo a dirci che le nostre società non saranno mai più quelle di prima dopo il cambio epocale dovuto a questi flussi migratori e la reazione è sopprimerli, almeno provarci, quando l’unica cosa di cui dovremmo preoccuparci, è come andare d’accordo. È un po’ come preoccuparsi della malattia senza cercare di curarla, ma solo scacciandola con la preghiera. Bisogna invece fermarsi a riflettere sull’ insindacabile urgenza di tutte le nostre città: integrare nel tessuto cittadino gli immigrati a tutto tondo, dal punto di vista sanitario, amministrativo e soprattutto sociale e culturale. Sancire la cittadinanza di un bambino figlio di straniere regolarmente presenti sul nostro territorio, produttori di reddito e pagatori di tasse è un dovere morale e, anche, una bellissima dichiarazione di appartenenza e di responsabilità da parte del nostro paese.

Integrazione, lo suggerisce il termine, significa fondere due o più realtà diverse. È chiaro inoltre, che avvicinare il concetto di ius soli alla gigantesca ed ingarbugliata “questione migranti” è una macchinosa forzatura usata solo ed unicamente come propaganda elettorale. Come fare il processo alle intenzioni, che senso ha? Lo Ius Soli, così come concepito nel disegno di legge dello scorso giugno, non si applicherebbe ai bambini arrivati da sbarco, né tantomeno a bambini nati da genitori stranieri residenti in centri di accoglienza temporanei, ma solamente a bambini figli di stranieri legalmente residenti in Italia da cinque anni, in possesso di un’abitazione ritenuta idonea e solo con il superamento di un test di conoscenza italiana. Certo, tra questi, un domani ci saranno anche alcuni dei bimbi nati dai richiedenti asilo, ma non oggi.

Lo Ius Soli, ci offre una possibilità più unica che rara e auspichiamoci che l’Italia colga questa occasione per creare una legge giusta e temperata che, per certi versi, potrebbe essere anche più previdente dello ius soli puro vigente in paesi come gli Stati Uniti d’America.

La proposta di legge del Pd è molto equilibrata e allo stesso tempo innovativa. È una proposta che, soprattutto, grazie allo Ius Culturae, richiede allo straniero impegno attivo e condivisione dei nostri valori di democrazia e di laicità, poiché la cittadinanza arriverebbe solo dopo una comprovata frequenza scolastica. Esso ci offrirebbe una volta per tutte, una valida alternativa allo ius soli puro che, a differenza dello ius sanguinis (diritto di sangue), richiede ad un bambino figlio di stranieri, che cresce con modelli familiari di matrice diversa da quella italiana, di abbracciare i valori, le tradizioni e le culture non dei paesi di origine, ma bensì di quelli di nascita. Di sentirsi quindi italiano a prescindere da tutto anche dalla famiglia, solo perché in Italia sei nato. Questo, ha creato nei paesi occidentali come la Francia e l’Inghilterra, situazioni di caos e di quella che è l’attuale fomentazione razziale. I valori di un paese non vanno accettati, vanno studiati e compresi e solo in seguito condivisi.

 

Lo Ius Culturae, è un importante passo verso questa direzione e non a caso infatti, esso non è automatico, ma su richiesta.

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