19 Luglio 2019
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Venerdì, 14 Febbraio 2014 12:14

Governo, comincia una vecchia pagina

Nella sede del Partito Democratico si è consumata la fine del Governo letta. La crisi della politica, il ritorno delle ideologie invocato da Alfano ,la crisi pilotata fuori dal palazzo da tre extraparlamentari

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Sarà pure vero che da oggi tutto cambierà, che ci saranno molti meno Ministri e sottosegretari, ma la pagina vissuta ieri ha tutti i crismi di una sceneggiatura che abbiamo letto più volte.

Il nostro giornale si occupa di diritti, è bene ribadirlo, e quanto stiamo assistendo in questi giorni continua a farci vivere di apprensione, il diritto dei cittadini è quello di essere governati, possibilmente bene ma soprattutto alla luce del sole. Le capacità di Renzi sono certificate, un personaggio di grande carisma è visto l’operato nella sua città, Firenze, molto capace. Ma non ci è piacito il comportamento e le bugie. Le bugie sono sotto gli occhi di tutti, ha giurato dal momento in cui è stato eletto segretario, fedeltà, assistenza e ricovero a Enrico Letta e al Governo che ha creato con i consigli, peraltro preziosi, del Capo dello Stato.

In quaranta giorni il quadro si è mutato, il Governo non funzionava, e con molta probabilità è vero, non aveva mordente,  quindi a questo punto c’era bisogno di “una svolta radicale, di uno scatto in avanti” parole sue, se vogliamo un’ammissione di non aver visto bene negli ultimi due mesi, come è possibile cambiare idea in così poco tempo? Annunciare che mai e poi mai sarebbe andato al Governo senza passare per il voto popolare, e, che inoltre non gli sarebbe convenuto? “No a rimpasti, no a staffette, roba da archeologia” ha detto per mesi.

In effetti stiamo assistendo proprio a una vecchia pagina, nel tempo si son visti, governi formati da tripartito, quadripartito, e infine, era CAF a esecutivi di pentapartito. Gli esecutivi duravano dieci mesi, massimo un anno, poi cambiavano il conducente e metà dei Ministri e sottosegretari, altri si scambiavano i ministeri, si chiamavano staffette.

Il popolo guardava e non capiva il senso, ma gli attori principali si. Il segretario del Pd, quindi, ha visto male in tutti questi mesi o ha tirato avanti a dire bugie a Letta, e, di conseguenza al popolo? Un passaggio elettorale forse sarebbe stato più chiaro, anche perché, ed è bene ricordarlo che gli eletti di questo Parlamento del Pd, provengono da una campagna elettorale che ha svolto Bersani, il quale chiedeva un chiaro voto per fare dell’Italia un Paese di sinistra, oggi quegli eletti devono barcamenarsi a spiegare ai loro elettori che cosa è cambiato. La crisi si è consumata nella sede del Pd, maggiore azionista e responsabile del Governo Letta, e non dentro al palazzo, Letta alle 13 salirà dal Capo dello Stato per dirgli che non ha più la maggioranza, ma non sarà in grado di spiegargli il perché.

Non si capisce per quale motivo non si è svolto un dibattito, aperta la crisi nel luogo più naturale, la casa di tutti gli italiani, niente di tutto questo. Ieri attraverso una diretta tv dalla sede di un partito si è detto che così non va e bisogna cambiare, ma gli italiani appartenenti a tutti gli schieramenti politici non hanno assistito ad un dibattito che spiegasse loro cosa è che va e cosa no, perché non sentirsi dire dagli avversari che rappresentano un considerevole numero di elettori, che hanno avuto ragione a  non fidarsi, la critica insomma, niente di tutto ciò. Fatti interni, il dibattito se lo sono cantati da soli.

Ci ha sorpreso e non poco Alfano (che con Scelta Civica troverà certamente sintonie per governare con Renzi), ha dichiarato che teme che quello di Renzi possa essere un esecutivo spostato a sinistra, e lui con la sinistra non vuole  avere niente a condividere. Se Alfano parla di destra e sinistra finalmente ammette  che le ideologie, e la differenza tra i due schieramenti esiste, Alfano non rendendosene forse conto ha dato importanza al valore della destra e sinistra, ideologie e modi di pensare completamente contrapposti, finalmente qualcuno si è ricordato di questo, forse è finita l’era dei progetti senza ideologia. La crisi in questi giorni vede tre protagonisti assoluti, il primo è Renzi, Sindaco di Firenze, fuori dal Parlamento, il secondo Berlusconi, decaduto dall’incarico di Senatore per le note vicende giudiziarie, e la coppia Grillo Casaleggio, entrambi fuori dal palazzo, sulle spalle di questi extraparlamentari c’è quasi tutta la rappresentanza del Popolo italiano.

Marco Pannella già trenta anni fa lamentava che i deputati non erano altro che dei pupazzi squillo, non rispondevano ne alle loro idee e soprattutto a quelle di chi li aveva votati, ma alle segreterie e padroni di partito, “i partiti pensano solo a diventare più grossi, non più grandi” affermava e, aveva ragione allora, e ha purtroppo ragione oggi.

Fuori dai giochi ci sono Sel, e qualcun altro, solo perché infinitamente piccoli, e quindi inutili a trattative per partecipare al Governo, sono dei rompiscatole insomma. Detto tutto ciò auguriamo a Renzi di risolvere i problemi immediati del Paese, che i ministri facciano il loro dovere e l’Italia davvero lo scatto in avanti, prima di tutto a tavola, poi nella qualità della vita e crescita culturale, infine nel rispetto dei diritti più elementari citati nella nostra carta costituzionale, “l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro"

 

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