24 Agosto 2019
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Sabato, 22 Febbraio 2014 13:13

La morte di Francesco Di Giacomo: la sua voce scivolava sulle note

Si addormenta un artista che rappresentava un marchio, il Banco del mutuo soccorso

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Un incidente stradale e frontale la causa della sua fine Per poter parlare di Francesco Di Giacomo bisognerebbe parlare di un’intera era, lui è stato con altri, i New Trolls, le Orme, La Premiata Forneria Marconi e gli Area, rappresentante del periodo che va dagli anni 70 ai 90, con saltuari e sempre apprezzati ritorni. Negli anni in cui il marchio, Banco del Mutuo Soccorso vide la luce, la facevano in Italia da padroni i gruppi stranieri, era un periodo ove per gli italiani era difficilissimo non solo emergere ma, restare a galla, questi quattro gruppi riuscirono a ritagliarsi uno spazio. Non furono stupidi gli impresari della Ricordi, una delle più antiche e riconosciute case discografiche, a tirarseli dalla propria parte, e infatti il primo album fu un successo, grande, forse al di la delle più rosee aspettative. oggi la copertina del  disco irregolare, a forma di salvadanaio è diventata un cult, averlo in casa è avere un piccolo tesoro, un pezzo raro da trovare nei mercatini di antiquariato.

Ma il Banco, benché avesse elementi di ottimo spessore aveva il suo rappresentante unico in lui, Francesco. In poco tempo si fece amare da un pubblico abituato a rockstar magre e saltellanti, dei velocisti del palco, vero che il fondatore storico del gruppo, Vittorio Nocenzi, cercava come cantante appunto un’icona rock, capelli lunghi, sciolti e magro come Mick Jagger, e restò di sasso quando si presentò Di Giacomo basso e enorme, ma con una voce che rompeva gli schemi di quel periodo. Lui anche saltava sul palco, e quando lo faceva il rumore del pavimento diventava parte integrale dello show, uno spettacolo esaudiente, romantico, che quando finiva ti lasciava dentro un senso di serenità.

"Ha portato cultura nel movimento giovanile", scrissero alcuni in quegli anni difficili e di continue battaglie, dentro e fuori casa. I testi erano pieni di allegorie e di parole ricercate, delle poesie in musica, la sua voce non aveva niente a che fare con quelle dei rocker, preferibilmente rauche e dense di fumo, la sua era pulita, corretta, quasi da studio, non si ricorda a memoria mai che abbia preso una stecca. La sfida all’immagine di un rock sporco e bello fu lanciata e in seguito vinta. Il Banco divenne un gruppo guida del rock italiano e cominciò anche a navigare all'estero, molte tournee e molti dischi, tradotti e, in lingua originale. 

Ha scelto poi di vivere lontano dalle luci della città e le sue sortite esterne erano rare, anche se appena si presentava l’occasione per poter di nuovo raccontare in pubblico con i suoi spettacoli la storia del gruppo non si tirava indietro. Ma aveva scelto di vivere in campagna, a contatto con la natura e poter curare la sua passione più grande dopo la musica, la cucina. Esperto di cucine regionali, nel tempo si era anche aperto una scuola di fornelli dove sembra trovasse una sua realizzazione, la sua felicità.

Un personaggio oltre la musica, il cinema l’ha voluto a sprazzi, perfino Fellini non rimase indifferente al suo fascino e gli assegnò parti in entrambi i suoi capolavori, Satyricon e Amarcord. Ma quelli che rimasero più di tutti colpiti dalla sua voce e presenza fu proprio il suo pubblico che si affezionò da subito alla sua buona educazione, gentilezza e dolcezza, Francesco Di Giacomo era infatti persona dolce e gentile, non solo nella sua voce che scivolava sulle note delle sue canzoni, ma anche nell'animo, da stamane  ascoltare, “non mi svegliate, per piacere” ha tutto un altro significato, un vuoto grande nei nostri cuori. Che il Nirvana ti protegga

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