18 Novembre 2017
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Lunedì, 16 Ottobre 2017 15:51

WEINSTEIN VA IN REHAB In evidenza

#quellavoltache lo stupratore seriale andò in riabilitazione per dipendenza sessuale e, il caso fu bello e chiuso.

Scritto da  Michela Belli
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Sulla questione Weinstein, smettiamola di scomodare il termine stupro e, piuttosto, guardiamo in faccia la realtà. Fa meno empatico, ma più vero. Che una donna possa sentirsi vittima di critiche anche dopo un abuso sessuale, è, purtroppo, vero. Quante volte abbiamo dovuto sentire frasi di questo tipo: “è stata stuprata, è vero, ma hai visto come si veste?”. Donne che accusano altre donne di aver provocato un uomo violento e meschino? Nulla di nuovo. In quante, abbiamo finito per pensare almeno una volta che, le donne sono gli unici animali capaci di essere vittime e carnefici lungo lo spazio di un unico stupro!

È per questo che, quando lo scandalo sessuale di Weinstein è venuto alla ribalta, i salotti intellettuali di tutto il mondo libero, hanno dato ampio spazio alla vicenda facendo degenerare la discussione, creando un’attenzione mediatica su una serie di eventi e di atteggiamenti misogini, sicuramente deplorevoli, ma che, in fondo, poco hanno a che vedere la parola stupro. E non si stratta di victim shaming come l’America puritana vuole farci credere.

Tre delle punte di diamante dell’accusa, infatti, sono Asia Argento, Gwyneth Paltrow e Angelina Jolie. Tre figlie d’arte, tre donne che anonime e comuni non sono mai state. Tre attrici, piene di talento, nate e cresciute in quel di Hollywood che con o senza Harvey Weinstein avevano già una carriera assicurata, o almeno, avviata dalla loro carta di identità ed è molto più di quello che possono vantare, milioni di aspiranti attrici in giro per il mondo le quali, comunque, spesso, si sono piegate al Weinstein di turno.

Allora varrebbe forse la pena di ridimensionare l’intera faccenda. Quest’uomo è un disonesto sporcaccione che abusava sistematicamente del suo potere? Certo che sì. Qualunque donna potrà raccontarvi di aver incontrato un Weinstein nella sua vita, ma non tutte, vi racconteranno di essersi piegate al suo lurido gioco forza.

Hollywood, è forse una terra popolata di unicorni e arcobaleni? Solo nei video di Katy Perry, ma fuori dallo schermo, lo sanno tutti che è, piuttosto, la terra del “sex sells”.

Le tre donne in questione erano tre ragazze disinformate sulla modalità di carriera che vige  negli ambienti dello spettacolo, in tutto il mondo? Sembra poco credibile.

Parlare di stupri sistematici perpetrati nel tempo, pone la faccenda su un macro livello che, onestamente, non merita, lo sanno bene le migliaia di vittime di stupro che, alla fine del loro incubo, non hanno ricevuto cachet esorbitanti e non hanno concorso ad un premio oscar. Le pseudo femministe, scagliatesi contro i pochi, che hanno avuto il coraggio di chiedere che si usino termini più consoni, hanno, di fatto, strumentalizzato una vicenda che getta fango, ancora una volta, su tutte le donne. Nel giorno in cui si riterrà che una donna è libera di scegliere di farsi stare bene di andare a letto con un magnate potente, ma pervertito per ottenere il lavoro dei suoi sogni senza che si parli di lei come vittima di stupro e, soprattutto, senza che lei strumentalizzi se stessa e le sue debolezze per creare empatia intorno a lei e scrollarsi di dosso quella sensazione di malessere dovuta allo squisito codice morale occidentale per il quale non si fa sesso per ottenere qualcosa, allora e solo allora avremo iniziato ad intraprendere la via della verità che sola rende liberi.

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