18 Novembre 2017
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Giovedì, 28 Settembre 2017 10:33

Irlanda, se scappi puoi abortire. In evidenza

In base alla legislazione odierna, in Irlanda, una donna che decide di interrompere una gravidanza, anche se insorta a seguito di uno stupro, rischia fino a un massimo di quattordici anni di prigione.

Scritto da  Michela Belli
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Maggio o, al massimo, giugno 2018, è questo l’appuntamento in agenda per il popolo di San Patrizio, che verrà chiamato alle urne, per un referendum che abroghi il divieto esistente di abortire. Il premier Varadkar, di matrice riformista, apertamente contro la Brexit, cerca di affrontare anche la situazione così delicata dell’interruzione di gravidanza, per mettere fine alle attuali leggi che l’ONU ha definito “crudeli, disumane e degradanti”. Nel 1983 un referendum aveva attribuito al feto, lo stato di “cittadino” equiparando, di fatto, l’aborto a un omicidio. Trentaquattro anni sono trascorsi da quel referendum, 165mila sono le donne che si conta siano dovute andare all’estero per abortire, (se lo si fa all’estero, non sussiste reato). In questi trentaquattro anni, la Cattolica Irlanda, è profondamente cambiata. In parte, grazie al massiccio fenomeno migratorio dal resto di Europa di giovani neolaureati che, attirati dalle multinazionali presenti sull’isola per le sue facilitazioni fiscali, hanno pian piano trasformato Dublino in una piccola Londra. Sorprende che si sia arrivati prima a sdoganare il matrimonio tra persone dello stesso sesso (2015) e che, invece, nel 2017, si debba ancora porre la donna in una condizione di pericolo e di disagio per esercitare un diritto che, vale la pena ricordare, si traduce in una scelta dolorosa nella maggioranza dei casi e, che proprio per questo, dovrebbe essere vissuta nella maniera più semplice e lontana da strumentalizzazioni possibile.

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