24 Giugno 2017
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Martedì, 07 Febbraio 2017 09:40

Tra gli indagati ci finisce anche Romeo accusato di abuso d'ufficio

Sul registro degli indagati ci finisce anche Salvatore Romeo, ex capo della segreteria politica della sindaca di Roma.

Scritto da  Roberta Di Maria
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Romeo verrà ascoltato dai pm che lo accusano di abuso d’ufficio. La faccenda riguarda la questione delle nomine. Nell’invito a comparire, non è specificato per quale delle promozioni Romeo è accusato di avere violato la legge. Potrebbe essere la sua: infatti il fedelissimo della sindaca passò da un ruolo di semplice funzionario al dipartimento partecipate (con stipendio da 39 mila euro l’anno) a uno da dirigente a 110 mila (poi abbassati a 93mila dopo la censura dell’Autorità Anticorruzione). Oppure potrebbe anche essere quella di Renato Marra, vigile urbano e fratello dell’ex capo del Personale Raffaele, suo grande amico e anche lui molto legato alla sindaca. Il procuratore aggiunto Paolo Ielo e il sostituto Francesco Dall'Olio hanno volutamente omesso la contestazione specifica: soltanto in procura Romeo saprà di cosa è accusato. Tra le accuse, i magistrati gli contestano anche il concorso, ma senza precisare con chi. Grillo sta dalla parte della Raggi, ma il Raggio Magico finisce nei guai quasi al completo (manca solo l’ex vicesindaco Daniele Frongia). È stato Romeo, durante un’intervista da Agorà, a spiegare il contenuto della chat pubblicate da Repubblica in cui lui e Marra, anche prima delle elezioni, organizzano strategie e spartiscono incarichi. "Sicuramente — ha affermato Romeo — ci stavamo preparando per cercare di governare la città laddove si fosse vinto, evidentemente, proprio perché ci conoscevamo". E però: "Non era un progetto mio, di Virginia Raggi e di Raffaele Marra. Era della squadra, che è molto più ampia, capitanata da Virginia e dal Movimento". Il rapporto tra Romeo e la Raggi era speciale, al punto tale da intestarle due polizze vita. Intanto continuano i botta e riposta a distanza tra il segretario del Pd, Matteo Renzi e il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio. "Sono molto felice — scrive l'ex premier sulla sua Enews — che in Italia il garantismo sia tornato di moda anche in ambienti che ne sembravano distanti. Siamo contenti della svolta. Viva il garantismo". E replica Di Maio: "Nessuna svolta garantista, applichi il codice etico al Pd". La risposta di Beppe Grillo non si fa attendere che sul blog pubblica i 43 "successi di Virginia Raggi in sette mesi di governo della città".

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