21 Agosto 2017
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Lunedì, 06 Febbraio 2017 23:30

Restauro Cassa Armonica, cosa c'è sotto?

È così finalmente, dopo 5 anni di attesa e ben 450 mila euro spesi dalla comunità, la Cassa Armonica è stata restituita alla città. Ma cosa c'è "sotto" il restauro?

Scritto da  Edvige Nastri
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Per prima cosa vale la pena ricordare che, per questo tipo di monumento storico tutelato, è consentito il solo il restauro conservativo. Il che significa che, oltre alla messa in sicurezza dell'intera struttura portante, i materiali degli elementi rimossi o sostituiti dovrebbero sostanzialmente restare gli stessi, come dire: conformi agli originali. Ma cosa è accaduto invece? Ricordiamo a chi legge che la richiesta della messa in sicurezza della Cassa Armonica risaliva al 2009, ai tempi della gestione Iervolino, e riguardava l'intera struttura, non solo la corolla.

Tuttavia, dopo tre anni nel 2012, e guarda caso in concomitanza della "coppetta" America, per ubbidire al diktat degli americani, venne smontata -per la verità in quattro e quattr'otto sgraziatamente "segata"- solo la corolla al fine di consentire la cerimonia di premiazione (che poi neanche si svolse causa pioggia torrenziale). I pannelli di vetro vennero gettati alle intemperie, ma soprattutto alla mercé di chiunque perché incustoditi, in un giaciglio allestito alla meno peggio nelle vicinanze. I vetri vennero schedati e catalogati al fine di rimetterli, un giorno, al loro posto. Nessun vetro era ne fu in seguito scheggiato. Nessun pannello venne miracolosamente trafugato. Solo uno di essi venne rabbiosamente frantumato dal direttore dei lavori Moscariello ai piedi dell'arch. Lorenzo d'Albora, stimato professionista napoletano, perché costui aveva osato chiedere qualche spiegazione sui lavori in corso. Il Comune, pertanto, deve ancora giustificare la decisione di sostituire i vetri della corolla con pannelli di policarbonato. E magari ci potrebbe anche fare la cortesia di spiegarci che fine hanno fatto i vetri storici confezionati dalla ditta Jean Gobain che, per gli scorsi 30 anni (configurandosi come reperti storici), hanno adornato la Cassa Armonica. Tuttavia lo scandalo non è tanto la sostituzione dei vetri, ne' la scelta del colore, ma il materiale usato che, con la sua opacità, la mancanza di trasparenza, l'assenza di riflessi e la nuance psicadelica modello "evidenziatore", distorce completamente l'identità di un monumento storico del quale era consentito il solo restauro conservativo e non una trasformazione in giostrina di periferia. Pertanto oltre al Comune di Napoli, nella persona dell'assessore Piscopo, si configura come responsabile di questo sfregio anche il soprintendente Garella il quale ha irresponsabilmente chiuso gli occhi di fronte ad un restauro inaccettabile sotto il profilo della conservazione, avallando la sostituzione dei vetri cattedrali con freddi ed opachi pannelli di policarbonato.

Cosa si cela insomma "sotto" questo sfregio camuffato da restauro? Nonostante l'impegnativo lavoro di messa in sicurezza dell'intera struttura, come puntualizzato con orgoglio dal direttore dei lavori Moscariello, è stato più volte sostenuto che non si potevano rimontare i vetri in quanto c'era pericolo che la corolla non ne reggesse il peso che, per inciso, ha incredibilmente retto per 100 anni e passa e, per giunta, con struttura più vulnerabile ed instabile. Se ne deduce che sia sopraggiunta una variazione dello stato dei luoghi. E, la prima cosa che viene in mente, sono le vibrazioni dal sottosuolo dovute al passaggio dei treni della metro linea 6 che passa proprio sotto la cassa e lungo l'intera lunghezza della villa. E allora perché non dirlo subito anziché inventarsi inverosimili ricerche filologiche da cui sarebbero derivate prima introvabili progetti originali del povero Alvino con pannelli bianchi e poi, una volta smascherata l'inesistenza dei progetti, improbabili testimonianze di pannelli dal colore giallo e ceruleo?

Ma, come detto prima, il problema non riguarda tanto i colori ma il materiale usato che è diverso da quello originale e che trasfigura l'identità della cassa rendendola disarmonica col contesto. Per concludere, il Comune avrebbe dovuto avere il coraggio di dire la verità e spiegare le vere ragioni di questa sostituzione: "Signori, non è più possibile montare i pannelli di vetro perché proprio sotto la Cassa Armonica passa la linea metro 6 e le continue vibrazioni metterebbero, col tempo, a rischio la stabilità della corolla. Decidiamo insieme come risolvere. 1. Spostare la cassa in altro loco meno sensibile alle vibrazioni e lasciare i vetri cattedrali. 2. Tenere la Cassa al suo posto e, per motivi legati alla sicurezza, montare pannelli in policarbonato 3. Decidere, nel caso opzione 2, un colore che il più possibile non faccia rimpiangere le trasparenze ed i riflessi del vetro cattedrale e che non risulti troppo in disarmonia con la storicità del luogo. Insomma rendere partecipe la cittadinanza anziché inveirvi contro, denigrare l'impegno delle associazioni, ingannare l'intera città. Non vi è dubbio che col tempo la vista si abituerà anche a questo ennesimo sfregio. Molti dimenticheranno il bello e si educheranno al brutto credendo che sia stata l'unica soluzione possibile...

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