17 Dicembre 2017
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Lunedì, 05 Dicembre 2016 15:09

Referendum. Vince il No. Renzi si dimette In evidenza

Diciannove milioni di Italiani scelgono di preservare l'attuale costituzione votando No. Il premier ammette "Ho perso" e si dimette. Scenari aperti a tutte le soluzioni

Scritto da  Dino Scodellaro
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Il referendum costituzionale ha visto il trionfo dei NO. Non una vittoria di misura ma un tripudio schiacciante. I dati definitivi parlano di un 59,1% a fronte del 40,1% dei SI. Un dato amplificato anche dal fatto che l’affluenza è stata da record, si sono recati alle urne infatti il 65,5% degli aventi diritto. La grande affluenza è stata dettata anche dal fatto che per questo referendum non era richiesto alcun tipo di Quorum. La costituzione rimane dunque invariata come hanno chiesto più della metà degli italiani e la conseguenza è stata le dimissioni del Presidente del Consiglio Matteo Renzi. In conferenza stampa, a mezzanotte inoltrata, quando i dati non erano ancora definitivi, ma l’andazzo già dimostrava un divario incolmabile, il premier ha ringraziato amici, nemici, famiglia e italiani e ha rassegnato le proprie dimissioni.

 

Gli scenari aperti a questo punto sono molteplici: Mattarella ha cominciato le consultazioni per trovare un nuovo soggetto che verrà poi incaricato di formare un governo. Il Presidente della Repubblica vorrebbe scongiurare lo scioglimento delle camere e il conseguente ritorno alle urne per elezioni anticipate. I nomi che si susseguono in queste ultime ore vedono favorito il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan per succedere a Renzi. Candidatura sostenuta anche dal commissario europeo per le finanze Pierre Moscovici. Ma è stata avanzata anche l’ipotesi di Piero Grasso, presidente del Senato e, seppur poco probabile, circola anche il nome di Graziano Delrio. La seconda ipotesi potrebbe invece essere una scelta che porti a termine la legislatura proseguendo con dei renziani che portino avanti il fil rouge attuale. In questo caso in testa alla lista ci sarebbero i nomi di Dario Franceschini e Paolo Gentiloni e come ultima chance, il clamoroso ritorno di Romano Prodi. Sembrano invece solo suggestive le idee Emma Bonino e l’esperto Giuliano Amato. Mattarella vorrebbe evitare anche di affidare il governo a dei tecnici come accadde con Monti non troppi anni fa.

 

Intanto in Italia Salvini e Grillo premono per le elezioni anticipate. Secondo i sondaggi la Lega sarebbe al 14% mentre il Movimento 5 Stelle sarebbe ancora il primo partito in Italia con percentuali che oscillano intorno al 23%. Anche dall’estero giungono pressioni. Angela Merkel si è detta rammaricata per l’abbandono di Renzi, giudicando comunque la sua come una scelta “responsabile” e ma si è detta sicura che il risultato del referendum e tutto quello che ne è conseguito non mineranno la stabilità dell’Unione Europea. Proprio quest’ultima nella persona del presidente Dijsselbloem chiede all’Italia di prendere le necessarie misure per rispettare il patto di stabilità nel 2017. I mercati intanto sembrano indifferenti a quanto accaduto. Per Mattarella adesso è tempo di fare da arbitro per sciogliere la matassa che il NO ha creato.

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