17 Settembre 2019
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Domenica, 15 Novembre 2015 00:04

Processo escort. 7 anni e dieci mesi a Tarantini

Quattro condanne e tre assoluzioni nel processo sulle "cene eleganti" di Arcore

Scritto da  Dino Scodellaro
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Si è concluso con quattro condanne e tre assoluzioni il “Processo Escort” svoltosi a Bari. Gli imputati erano tutti accusati di associazione a delinquere e prostituzione. Il caso scoppiò nel 2009 quando la escort pugliese Patrizia D’Addario rilasciò dichiarazioni parlando di “cene eleganti” con diverse “colleghe” nella villa di Arcore dell’ex premier Silvio Berlusconi. Il giro del reclutamento di queste escort sarebbe stato gestito da Giampaolo Tarantini e da Sabina Began, che veniva chiamata “l’ape regina”. Dopo cinque ore di camera di consiglio i giudici hanno emesso le seguenti condanne: Giampaolo Tarantini è stato condannato a 7 anni e 10 mesi di reclusione (il pm aveva chiesto 8 anni), Sabina Began a 16 mesi, Massimiliano Verdoscia a 3 anni e mezzo e Pierluigi Faraone a 2 anni e mezzo. Assolti altri tre imputati. I giudici non hanno riscontrato il reato di associazione a delinquere ma secondo i giudici è da rivalutare la posizione dell’ex presidente del consiglio Berlusconi in quanto si ipotizza che abbia potuto intralciare le indagini, e quindi la giustizia, godendo della sua posizione privilegiata.

 

La procura sta anche valutando se procedere con un atto giudiziario verso sette imputati con l’accusa di falsa testimonianza. Si tratta di sei escort che Tarantini aveva portato a casa di Berlusconi, più l’autista dello stesso Tarantini. I giudici hanno quantificato in 26 il numero di ragazze che l’imprenditore barese avrebbe procurato all’ex premier, con la speranza di compiacerlo in quanto era interessato ad entrare in affari con la protezione civile. Sempre i giudici, hanno inoltre, respinto la richiesta di risarcimento danni che era stata avanzata dalle parti civili, tra cui anche Patrizia D’Addario (aveva avanzato una richiesta di un milione di euro) che in lacrime alla fine dell’udienza ha detto “Non mi resta che il suicidio”; subito dopo ha ingerito quaranta compresse di un farmaco ed è stata colta da malore e portata in ospedale. Sottoposta a lavanda gastrica, non rischia la vita. Aveva lasciato una lettera al suo avvocato nel quale diceva “Fai giustizia e proteggi la mia famiglia”.

 

Giampaolo Tarantini ha commentato così la sentenza: “Sono sconvolto. Si tratta di una pena molto alta, dal momento che come ha sostenuto il mio legale in aula, io non ho mai costretto nessuna delle ragazze a prostituirsi. Si trattava di cene eleganti. Col senno di poi, visto quello che è successo, non rifarei quello che ho fatto ma frequenterei ugualmente Berlusconi che con me è sempre stato una persona gentile e cortese, l'unico che mi ha aiutato quando a causa di questa storia ho avuto difficoltà economiche".

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