23 Gennaio 2019
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Giovedì, 05 Marzo 2015 20:41

Il Veneto in preda ad una crisi

La regione,che si preparava a tornare ad essere Stato legittimato dal popolo, in preda ad una profonda crisi politica

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Dopo aver toccato con mano la felicità di “sentire” il popolo unito sotto un unico sogno, l’indipendenza, la regione inaspettatamente si vede nel baratro di una crisi profonda ed inattesa.

Nell'ultimo anno in Veneto ci sono stati appelli all'indipendenza attraverso referendum e manifestazioni popolari, vero che ad un certo punto la spinta separatista appariva ormai ineludibile. Poi è cominciata un’ulteriore polemica con lo stato centralista che impediva agli imprenditori veneti di continuare i rapporti commerciali con la Russia, causa l’embargo voluto dall'Europa.

E’ vero che Il Governatore Zaia minacciò di fare carta straccia di quanto l’Europa aveva deciso contro Putin.

La Russia è uno dei partner essenziali per l’imprenditoria Veneta, inoltre neanche siamo certi che la questione Ucraina e di Crimea siano così limpide da giustificare un embargo che ai veneti costa tantissimo, ebbe a dire il Governatore.

Il Veneto sembrava unito e marciava più o meno compatto. Ma la politica negli ultimi giorni sta provvedendo a cancellare quanto era stato costruito negli ultimi dodici mesi, prima la crisi all'interno del centro-destra, poi la rottura tutta interna nella Lega Nord, tra il segretario Salvini e il Sindaco di Verona Flavio Tosi.

I motivi di questa inattesa querelle sembrano essere di svariate ragioni, Secessione si o no, autonomia, e maggiore libertà di scelta nel campo economico, ma probabilmente alla base di tutto c’è una distribuzione di poltrone e cariche che non piacciono a tutte le parti chiamate in causa.

È cominciato tutto con Forza Italia che ancora non ha deciso se correre da sola o se appoggiare il candidato, vincente alle ultime regionali Zaia, ed improvvisamente è nato il caso Tosi, uno dei Sindaci più apprezzati in Veneto e con largo consenso popolare.

Qualche giorno fa Tosi ha creato una fondazione, la stessa è stata immediatamente sconfessata dal segretario Salvini che ha minacciato “chiunque parteciperà alla fondazione di Tosi dovrà ritenersi fuori dalla lega”. Dopo questa scomunica Tosi ha risposto: “Dicevano che ero fuori dalla Lega perché ero contro la secessione adesso non è più secessionista nessuno” e amaramente fa capire che in Veneto non possono venire comandi da altre regioni, il riferimento appare chiaro che è destinato alla lega nord lombarda.

Non è finita, oggi c’è stato un incontro chiarificatore tra Salvini e Tosi, un faccia a faccia che avrebbe dovuto risolvere ogni controversia, ma dalle parole di Tosi comunicate alla stampa al termine del summit sembrerebbe che la strada sia ancora tutta in salita, infatti il Sindaco di Verona ha commentato "Sono appena uscito dall'ufficio di Salvini, è stato un incontro interlocutorio, sono iarrabbiato ma lucido, fortuna che le liste non si presentano ora. Vediamo se c'è margine per ricomporre oppure no, il problema è nato lunedì quando è stata commissariata la Liga Veneta".

E il nocciolo del problema per Tosi, e probabilemente molti elettori di fede leghista veneta, è tutto in quella scomunica venuta, una volta tanto non da Roma, ma da Milano

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