20 Luglio 2019
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Lunedì, 07 Luglio 2014 17:38

M5S e PD in tre ore accordo e rottura

Poche ore dopo l’apertura del deputato Di Maio al Pd viene ribaltato tutto, per Grillo siamo in dittatura. La mina vagante del Referendum Costituzionale

Scritto da  Davide Niola
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Sembrava che tutto fosse pronto per l’apertura di un tavolo che avrebbe visto un accordo tra i due maggiori partiti politici italiani, Di Maio si era dichiarato disponibile a discutere il tema delle riforme e con essa quella del senato, ma a Grillo deve aver dato fastidio la scrupolosità di Renzi e del Pd che chiedeva impegni scritti su carta.

I grillini apparivano disponibili a trattare anche sui punti che non li convincevano, a cominciare dal doppio turno alla francese tanto caro al Premier. L’incontro che era previsto per oggi alle 15 non ci sarà, e così si è persa un ulteriore occasione per far vedere che il mondo della politica parlamentare facesse sul serio. Ma già da stamattina si era capito che la situazione precipitava, infatti la deputata democratica Alessandra Moretti, ha dichiarato senza mezzi termini "il motivo non lo so, ma l’appuntamento con i grillini oggi non ci sarà”.

Tutto è precipitato in poche ore, ancora alle 12 e 30 il deputato Di Maio ostentava speranza che l’incontro ci sarebbe stato, ma visto che dal PD non arrivava nessun segnale ci ha pensato il leader del Movimento 5 stelle a chiudere quel che comunque era stato già cancellato dal PD, “il PD e con esso il Premier Renzi preferisce gli incontri al chiuso con gli inquisiti e condannati Verdini e Berlusconi, piuttosto che parlare con noi, se credono di metterci all'angolo sbagliano, a questo punto la nostra opposizione ritornerà quella di prima, anzi rincareremo la dose, ormai viviamo in dittatura”.

L’opposizione più dura che paventa Grillo e quella di indire, qualora le riforme costituzionali non raggiungano i 2/3 del Parlamento, un referendum popolare per la definitiva approvazione della nuova norma costituzionale, e a ben contare i numeri cui il Pd e F.I. dispongono non danno la certezza di una approvazione che escluda il ricorso al Referendum, soprattutto ascoltati i mal di pancia che ci sono nei due partiti da parte di un gruppetto di Senatori che si aggiungerebbero quindi a quelli dei 5 stelle e altre piccole formazioni che non si sono aggregate al disegno “Italicum” La legge parla chiaro, se la modifica costituzionale non sarà approvata con i due terzi del Parlamento riunito in seduta congiunta e per due volte in tre mesi basteranno un quinto degli eletti a uno dei due rami del Parlamento, o cinque consigli Regionali o cinquecentomila cittadini per richiedere un Referendum confermativo della legge.

Il Referendum costituzionale sarebbe un gran rischio per P.d e F.I, infatti un sondaggio di due giorni fa di un affermato istituto ha rivelato che circa il 60% degli elettori vorrebbe un Senato elettivo e non di nominati, ma non è tutto, la vera mina vacante per i pattisti dell’Italicum sarebbe che nel referendum costituzionale non è previsto, come in quelli abrogativi, il quorum dei 500mila elettori.

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