19 Luglio 2019
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Lunedì, 27 Luglio 2015 00:00

Miseria e nobiltà nel tempo della crisi

Intervista a Christian Capone, regista teatrale che ha riportato la celebre commedia di Scarpetta ai nostri giorni, un'esperimento tutt'altro che semplice

Scritto da  Dino Scodellaro
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“Miseria e Nobiltà” è forse l’opera più conosciuta del celebre commediografo partenopeo Eduardo Scarpetta. Scritta nel 1887 ha visto centinaia di rappresentazioni, come quella allestita da parte del figlio Eduardo De Filippo che la propose nel 1953 o come quella celebre versione cinematografica con Totò, per la regia di Maurizio Mattoli, risalente al 1954. Quest’anno è la volta della Compagnia Teatrale In Chiave Moderna che rappresenterà la commedia al teatro Tasso di Napoli, Sabato 10 Maggio alle 20:30, per poi replicarla il giorno successivo alle 18:00.

La compagnia teatrale è nata nello scorso anno, e ha nella sua particolarità il fatto di allestire spettacoli datati, ambientandoli ai giorni nostri. L’esordio fu con un atto unico di Eduardo, “Quei figuri di tanti anni fa…oggi” che vide due repliche al Teatro Paradiso di Napoli e una a Sapri (SA). Quest’anno però il regista Christian Capone, avendo stravolto completamente la commedia, pur mantenendo il filrouge e gran parte dei personaggi originali, ha deciso di cambiare anche il titolo trasformandolo in “Molta miseria e poca nobiltà”, e quindi non una semplice trasposizione temporale ma proprio uno spettacolo nuovo e originale, che però è liberamente tratto dall’opera di Scarpetta. Tra le grandi novità il personaggio di “Peppeniello” che diventerà “Annarella” essendo interpretata da una bambina, oppure “Gaetano Semmolone” che altresì è una donna e quindi nominata “Angela Semmolone”. La trama è conosciutissima: un marchesino che vuole sposare una ballerina, ma data la sua nobiltà i parenti si oppongono, saranno quindi quattro squattrinati a venire in soccorso accettando di fingersi nobili e aiutare così il marchesino a coronare il suo sogno. Ma come spesso accade, non hanno fatto i conti con gli scherzi del destino, che metterà a dura prova la ”recita” creando una serie di gag e situazioni comiche, alcune contenute nella versione classica, altre scritte ex-novo per l’occasione e riadattate all’ ambientazione contemporanea. Il regista Christian Capone ha accettato di essere intervistato per parlarci della pièce teatrale a margine delle prove che si stanno tenendo in questi giorni proprio al Teatro Tasso. Lo incontriamo su una delle tante poltrone rosse della platea, vestito sportivamente e sorridente, evidentemente soddisfatto, mentre sul palco gli attori si riposano, prendendosi una pausa e sorseggiando caffè. Miseria e Nobiltà. Ci dobbiamo dimenticare del film? Si, diciamo che il filo logico è quello però è tutto ambientato in un epoca moderna. Come mai la scelta di ambientare proprio Miseria e Nobiltà, fra tante commedie? Perché come tanti anni fa, Totò o De Filippo, la rappresentarono in un epoca che non è tanto diversa poi da quella di oggi. Il paragone col dopoguerra non è azzardato. Oggi c’è la molta miseria del titolo, dovuta alla crisi, al lavoro che non c’è, come c’è anche la poca nobiltà, perché in effetti i nobili di una volta non ci sono più, ma ci sono queste persone arricchite che si fregiano di un titolo nobiliare solo grazie al loro status economico. Secondo lei oggi c’è più nobiltà o più miseria? Bella domanda (ride). Secondo me più miseria, più poveri. Sicuramente la povertà va aumentando. Una volta c’era la classe media, ora ci sono i “nuovi poveri” che con lo stesso stipendio di dieci anni fa, dove prima riuscivano a vivere bene, ora non arrivano a fine mese. E’ stato un lavoro facile trasportare una commedia del genere ai giorni nostri o le difficoltà sono state molte? No, difficoltà no. Proprio perché il filone era quello. La difficoltà c’è stata solo nel rendere quanto più comprensibile possibile, il messaggio che cerchiamo di trasmettere al pubblico. L’ anno scorso la compagnia ha esordito con un atto unico, quest’anno, con piccoli innesti, avete cercato subito di passare con una commedia di tre atti, si sentiva l’ esigenza di crescere? Innanzitutto tengo a precisare che il secondo e terzo atto sono stati accorpati per rendere più scorrevole il tutto e per agevolare il pubblico che difficilmente riesce a rimanere incollato alla poltrona per più di due ore. E’ stata comunque una bella avventura, una bella scommessa. Si spera che i sacrifici fatti vengano comunque ripagati con affetto e applausi. Progetti futuri? Progetti ce ne sono tanti. Lo spirito che cerco di dare ai miei attori è quello di divertirsi innanzitutto. La speranza è quella di avere sempre la possibilità di mettere in scena commedie conosciute, e vestirle di luce nuova, in modo da sorprendere lo spettatore. La commedia classica la fanno in tanti, noi cerchiamo di fare qualcosa di diverso. Il teatro è innanzitutto arte, e come qualsiasi forma d’ arte deve dare un messaggio. Ecco, il nostro obiettivo è trasmettere un significato, anche attraverso un’ emozione, una risata, ma che sia immediato, d’ impatto e soprattutto facile da capire. Ho la fortuna di lavorare con attori molto bravi, un gruppo unito che si impegna in quello che fa e quindi ci sono tutti i presupposti per regalare uno spettacolo di alto livello. L’ appuntamento è dunque al Teatro Tasso, Sabato e Domenica ma non si esclude che in caso di grande successo la compagnia possa decidere di replicare ulteriormente lo spettacolo infrasettimanalmente in Estate o all’ inizio della prossima stagione teatrale, prevista per Novembre

Letto 1130 volte Ultima modifica il Martedì, 22 Novembre 2016 11:45

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