26 Maggio 2019
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Venerdì, 14 Febbraio 2014 13:49

Quanto costa un etto di cultura?

Il paradosso del Bel Paese che non investe nella sua ricchezza

Scritto da  Paola D'Apolito
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Nella notte dei tempi, quando l’uomo si impadronì delle tecniche necessarie a procacciarsi il cibo in tempi relativamente più rapidi ed ebbe, quindi, a disposizione quello che oggi si definirebbe “tempo libero”, avvertì l’esigenza di tramutare in azioni il suo pensiero e le sue emozioni. Non è un caso che tutte le culture, di tutte le epoche e in qualunque coordinata geografica, diano grande importanza e considerazione alla musica, alla pittura, alla scultura, quale momento fondamentale di aggregazione e di crescita culturale. E non si tratta di una semplice coincidenza che il termine cultura derivi dal verbo latino coltivare: coltivare, far crescere, espandere la propria mente, i propri orizzonti e le proprie capacità, a servizio di sé stessi e dell’umanità tutta.

La Costituzione italiana inserisce tra i principi fondamentali la promozione dello sviluppo culturale e la tutela del paesaggio, del patrimonio storico artistico del nostro Bel Paese. Eppure, anche questo articolo appare in gran parte inattuato. La cultura ha un prezzo eccessivo che scoraggia, anzi allontana moltissimi italiani dalle librerie e dai luoghi d’arte.

Oggi, che si è costretti a fare i conti con i centesimi, quando numerose famiglie stentano ad arrivare a fine mese, tanti giovani sono alle prese con lavori precari e mal pagati, acquistare un libro o un cd, visitare un museo è davvero un lusso che pochi eletti possono permettersi.

Allora, la domanda spontanea che ci si pone è se sia più disonesto chi scarica, ad esempio, film e musica illegalmente o chi, legalmente, imponga prezzi proibitivi a tali beni che, senza falsa retorica, possono definirsi di prima necessità. La crescita di un Paese che voglia definirsi civile è inevitabilmente legata allo sviluppo culturale che invece, in Italia, appare abbondantemente trascurato. Se, per assurdo, qualcuno intercettasse, da un altro mondo, i programmi della nostra televisione cosa vedrebbe? TV spazzature a tutte le ore e su tutti i canali, persino su quelli per cui noi contribuenti paghiamo un canone, che oramai sono cloni di quella televisione commerciale dedita al solo guadagno, che propone prodotti privi di qualsiasi spessore e che abbrutiscono e plagiano le menti.

L’industria cinematografica - in Italia tra le meno finanziate da parte dei Governi- si tiene in piedi grazie ai Kolossal in 3D d’oltreoceano, svilendo la qualità ed il pregio del cinema italiano, che pure vanta maestri del calibro di Sergio Leone o Federico Fellini, i cui film sono talmente attuali ed universalmente apprezzati, da essere, proprio in questo periodo, oggetto di liberi adattamenti (si pensi al rifacimento del capolavoro “La dolce vita”, con un cast d’eccezione, proiettato nelle ultime settimana, in tutte le sale). Se si sposta l’attenzione verso i luoghi d’arte, classicamente definiti, il panorama di desolazione resta invariato. Una famiglia media, composta da quattro persone, difficilmente potrà spendere una domenica ammirando i capolavori esposti in una galleria d’arte, alla quale dovrà irrimediabilmente ed inevitabilmente, preferirne una commerciale!

Sono poche le proposte tese ad avvicinare il vasto pubblico ai musei, quali l’annuale Settimana della Cultura o iniziative legate a particolari eventi come, ad esempio, quella dedicata al giorno di San Valentino. Ma anche in questo caso, la spiegazione è molto semplice: il Ministero per i Beni e le Attività Culturali è tra quelli che riceve il minor numero di finanziamenti, totalmente inadeguati persino a garantire il recupero e la conservazione del nostro patrimonio storico artistico.

L’unica alternativa che viene proposta è l'esternalizzazione di tutti i servizi possibili, senza tener conto che la logica dei privati è esclusivamente quella del guadagno, attraverso lo sfruttamento di un bene che appartiene a tutti i cittadini, di cui ognuno di noi dovrebbe poter godere e che, dunque, mal si concilia con le esigenze di tutela che sono alla base della nascita del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e della nostra Costituzione.

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