20 Gennaio 2019
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Lunedì, 10 Febbraio 2014 23:00

Scopriamo Magneto: Testament

Chi conosce il personaggio noto come Magneto sa che appartiene alla Marvel e, probabilmente, conosce quest’ultima per via dei suoi recenti lavori cinematografici di intrattenimento.

Scritto da  Alberto De Mascellis
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Non se ne faccia un cruccio: il 99% delle produzioni targate Marvel obbedisce a questo scopo. E’ presente tuttavia un restante 1% che, in barba alla logica economica, cerca di farsi strada nel panorama artistico con opere di elevato spessore culturale, pur senza rinunciare ai suoi personaggi più grandi. Magneto: Testament, di Greg Pak per i disegni di Carmine di Giandomenico, è un ottimo esempio.

Il giovane Max Eisenhardt, il vero nome di Magneto, ci viene presentato per la prima volta come un ragazzo ebreo di origini tedesche che, prima di sviluppare il suo potere mutante (il magnetismo e la manipolazione dei metalli), ha vissuto con la propria famiglia il dramma dell’Olocausto, riprodotto su carta con impegno e dedizione ineccepibili. Catturato dalla Wermacht tedesca che tenta di giustiziare lui e la sua famiglia, il ragazzo manifesta per la prima volta il suo potere deviando la pallottola che sta per ucciderlo, e da lì comincia il suo calvario: la vita di un Sonderkommando ad Auschwitz.

Violenza, brutalità e scene di toccante intimità umana vengono restituite da colori perfettamente azzeccati, studiati al millimetro per essere caldi o freddi quanto basta da rimanere impressi nella retina dello spettatore tanto quanto i concetti che la storia narra. Si dice che le parole difficilmente possano aggiungere maggiore completezza all’immagine, ma chi lavora nel settore del fumetto sa che questo non è vero. Vi propongo dunque uno dei testi di Pak, pronunciato per bocca di Max Eisenhardt: “Il mio nome è Max Eisenhardt. Sono stato un Sonderkommando ad Auschwitz per quasi due anni. Ho visto migliaia di uomini, donne e bambini camminare incontro alla morte. Ho portato fuori i loro corpi dalle camere a gas. Ho estratto loro i denti cosicché i tedeschi potessero prendere l’oro. Li ho portati ai forni dove ho imparato a disporre insieme i corpi di un bambino e di un vecchio perché bruciassero meglio. Ho visto i miei compagni sepolti vivi da una valanga di cadaveri putrefatti. Ho visto migliaia di persone assassinate bruciare in giganteschi pozzi esterni. Ho visto morire con i miei occhi almeno un quarto di milione di esseri umani. E non ho potuto salvarne nemmeno uno… come nessuno di loro avrebbe potuto salvare me… Ditelo a tutti. A chi ascolterà e a chi no. Vi prego. Fate che non succeda mai più” Concludo con una riflessione personale: Magneto, per come è presentato dalla Marvel, altro non è che un mutante che disprezza l’homo sapiens, perché ritiene che abbia fatto più danni che altro.

Di norma si tende ad accantonare questa riflessione come uno dei tanti background di un cattivo che ha la sfortuna di vestire in viola con un elmetto non sempre disegnato in maniera dignitosa. Ma cosa succede se è un ragazzino, come tanti nel mondo, che progressivamente perde fiducia nell’homo sapiens? Cosa succederebbe se i tanti Capitan America che inconsciamente sponsorizziamo venissero per una volta criticati senza la leggerezza con cui leggiamo i fumetti da cui provengono? Quest’opera raggiunge proprio questo obiettivo, e ci fa capire che una riflessione genuina su quello che ci circonda non può essere sempre posticipata dall’intrattenimento. E poi ci sono volte in cui quell’intrattenimento cerca di farci riflettere. Ed è meglio coglierle al volo.

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