19 Marzo 2019
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Sabato, 24 Gennaio 2015 12:09

Papiri di Ercolano, una nuova tecnica ne permetterà la lettura

Con i raggi x si potrà scoprire il loro segreto senza aprirli.

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La Villa dei Papiri, conosciuta anche con il nome di Villa dei Pisoni, è una villa di epoca romana, sepolta durante l'eruzione del Vesuvio del  79 e ritrovata a seguito degli scavi archeologici dell'antica Ercolano: è così chiamata poiché al suo interno conserva una biblioteca con oltre milleottocento papiri. Scoperta 260 anni fa, la villa apparteneva al console Lucio Calpurnio Pisone, suocero di Giulio Cesare.

Per la prima volta una particolare tecnica a raggi X è stata applicata ai papiri di Ercolano che adesso non hanno più segreti. Il risultato del lavoro dell’ Imm (Istituto per la Microelettronica e Microsistemi) e del Cnr di Napoli è straordinario. Coordinati dal fisico Vito Mocella, hanno lavorato anche ricercatori del Centro nazionale delle ricerche scientifiche francese (Cnrs), dell'università tedesca Ludwig Maximilian e della struttura europea per la luce di sincrotrone di Grenoble, Esrf (European Synchrotron Radiation Facility).

Si tratta di 450 documenti di un'importanza straordinaria, ritrovati nell'unica biblioteca sopravvissuta di tutto il mondo classico. L'eruzione naturalmente carbonizzò i fogli, ed ogni tentativo di "aprirli" meccanicamente faceva sì che si disgregassero. Inoltre l'inchiostro utilizzato rendeva impossibile l'uso dei classici raggi X, essendo della stessa "densità" dei fogli. Tutti problemi che pare il team di lavoro abbia superato attraverso una tomografia a raggi X a contrasto di fase, utile a distinguere anche materiali con limitato contrasto tra loro. Gli esperimenti fin qui riusciti sono stati condotti su due papiri conservati a Parigi presso l'Institut de France. Scritti nel  I secolo a.C., pare appartengano a Filodemo.

«Essendo napoletano -  rileva Vito Mocella - conosco la problematica dei papiri: ogni  tentativo fatto finora di leggerli ne ha comportato il deterioramento e la distruzione. Abbiamo visto subito la prima lettera, al termine del primo esperimento: è stata una grande emozione - racconta entusiasta - vederla emergere dalla fibra naturale del papiro e poter leggere queste preziose testimonianze del passato».

La ricerca ha permesso di scoprire anche la "ricetta" precisa dell'inchiostro usato nei papiri: acqua, gomma arabica e nero fumo. «Individuare le percentuali esatte - sottolinea Mocella - sarà cruciale per migliorare la tecnica e calibrare l'energia del fascio di luce da usare. A tal fine - annuncia - saranno condotti altri test in primavera e saranno sviluppati nuovi algoritmi per l'analisi dei dati».

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