25 Aprile 2019
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Lunedì, 09 Settembre 2013 16:23

DOSSIER SIRIA. Aggiornamento del 9 settembre 2013

Schieramenti mondiali e propaganda di guerra

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G20: 11 paesi firmano documento contro Assad

Nelle giornate del 5 e 6 settembre si è svolto il G20 a San Pietroburgo.

Durante l’incontro al vertice, i leader delle nazioni presenti, hanno palesato le rispettive posizioni riguardo la situazione siriana.

L’opinione pubblica ha ora, dinanzi ai propri occhi, la scacchiera degli schieramenti mondiali.

Nonostante discordie e spaccature interne al meeting, il presidente degli Stati Uniti è riuscito ad ottenere una dichiarazione firmata da 11 paesi (Stati Uniti, Australia, Canada, Francia, Regno Unito, Italia, Giappone, Corea del Sud, Arabia Saudita, Turchia, Spagna), nella quale si condanna l’utilizzo di armi chimiche avvenuto a Damasco il 21 agosto e si riconosce come responsabile di tale atrocità il regime di Assad.

Un'azione militare "avventata" in Siria potrebbe causare "serie e tragiche conseguenze" e portare a "ulteriori violenze settarie": è il monito è del segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, che è intervenuto a San Pietroburgo durante un incontro sui temi umanitari promosso dalla Gran Bretagna.

Il tête-à-tête tra Putin e Obama ai margini del summit non ha scalfito minimamente la posizione della Russia, la quale contesta con fermezza la validità delle prove fornite dagli States contro Damasco.

Quell'attacco - ha detto il presidente russo - è stato solo "una provocazione" per giustificare l'intervento militare esterno.

Mosca e Pechino hanno assicurato in caso di blitz il loro completo sostegno ad Assad.

La Francia di François Hollande, inizialmente pronta a spalleggiare l’attacco Usa, ha dichiarato in questa sede, in linea con le altre potenze europee, di voler attendere il rapporto dell’ Onu.

Nelle prossime 48ore Obama porterà a compimento la sua minuziosa propaganda di guerra. Oggi Lunedì, 9 settembre, verranno trasmesse dalle più grandi reti televisive statunitensi (CBS, NBC, ABC, Fox, CNN e PBS), ben sei interviste del presidente, motivato più che mai a convincere l’America dell’ ineluttabile necessità di attaccare il regime di Damasco.

"In Siria è in corso una catastrofe. Abbiamo cercato una soluzione politica, ma c'è più rischio nel non agire. Ma se Assad consegna le armi entro la prossima settimana non ci sarà nessun attacco” ha dichiarato il segretario di Stato Americano John Kerry.

Il voto del Senato degli Stati Uniti sull’intervento in Siria è previsto per Mercoledì.

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