25 Giugno 2019
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Giovedì, 26 Maggio 2016 00:10

Se i voti tedeschi passano per la Grecia In evidenza

I sondaggi danno la Merkel in caduta libera. Dall'ultima chiamata al voto le intenzioni degli elettori tedeschi non sono cambiate. Oggi i socialisti vincerebbero

Scritto da  Dino Scodellaro
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Quattro anni fa, un tempo che sembra molto più distante di quanto in realtà non sia, si assistette ad una disfatta pesantissima, débâcle doppia, per la Cdu della cancelliera Angela Merkel alle elezioni nel Nordreno-Westfalia, il più popoloso Stato dei 16 della Repubblica federale e cuore industriale, minerario, operaio e politico del paese. Le sinistre democratiche volarono grazie al trionfo della Spd, e la cancelliera uscì così gravemente indebolita anche sul fronte europeo: la sua richiesta ossessiva di rigore a ogni costo perse peso e forza, perché la Spd chiese (come già faceva all’epoca Monti e poi seguì anche Hollande) impegni per la crescita, in cambio della ratifica del fiscal compact. Un accordo lo si trovò quando 48 ore dopo circa la Merkel ricevette alla cancelleria proprio il presidente eletto francese, il socialista François Hollande appunto. La Germania dovette abbassare la cresta rendendosi conto di essere più debole davanti alle sue richieste di non voler governare l'Europa da sola e di fare di più per crescita e occupazione.

 

Al giorno d’oggi i sondaggi non sono tanto più rosei di quelli di quattro anni fa e le analogia si sprecano. Secondo le proiezioni di solito molto precise delle tv Ard e Zdf sugli indici di gradimento del popolo la Cdu di Merkel precipita dal 34 al 25,5-26 per cento, un crollo doppio rispetto alle previsioni di un anno fa, che la davano attorno al 30%. Il suo capolista “merkeliano” di ferro, esce addirittura spazzato via tra il podio dei politici più amati in patria, e lo schiaffo coinvolge tutto l'esecutivo. Vola invece trionfante la Spd con la popolarissima Hannelore Kraft: il più antico partito della sinistra europea sale al 39 per cento. Stabili i Verdi al 12 per cento, quindi le sinistre democratiche sommate conquistano la maggioranza assoluta. Se si andasse al voto oggi non governerebbero più a Duesseldorf con un gabinetto di minoranza. Dai sondaggi escono vincitori (eccezione) i liberali (Fdp, junior partner della cancelliera nel governo federale) salendo all'8,5 per cento, salgono ancora una volta i Pirati al 7,5 per cento, la Linke (sinistra radicale) crolla invece al 2,5 per cento e sempre secondo queste intenzioni di voto attualmente rimarrebbe fuori dal Landtag, il Parlamento dello Stato. Il problema di quest’ultimo partito sta nella difficoltà di trovare un leader che appia appeal e tutto questo è un successo in più per la Spd, che guidata da una donna nel cuore rosso della Bundesrepublik ha sonoramente sconfitto nei sondaggi quella che oggi è la “donna più potente del mondo”. Attendiamo la Clinton, si capisce. Quattro anni fa la sconfitta della Merkel portò anche dei contraccolpi europei e mondiali. La disfatta fece le sue vittime, e non si fece attendere. Tra l'altro Merkel e il suo pupillo Roettgen persero contro Hannelore Kraft anche perché il governo federale e la Cdu rimproveravano alla governatrice socialdemocratica di spendere troppo.

 

Troppi tagli e troppa austerità produrrebbero miseria, come in Sud Europa, qui nel cuore industriale della Germania” ha dichiarato frau Kraft, e gli elettori almeno in queste proiezioni le hanno dato ragione così come i francesi hanno preferito Hollande a Sarkozy. Insomma tornano i nazisti e povera Merkel. Preoccupata per i sondaggi che, giustamente, la danno perdente, sta tentennando fino alla fine sulla decisione di dare un'ulteriore aiuto alla Grecia per evitare di perdere consensi (e credibilità perché poi la linea dura del rigore che fine fa?), ma forse a nulla servirà, neanche a limitare i danni vista la picchiata dell’indice di gradimento che sembra inarrestabile. Hollande si vedrà presto con la cancelliera ed ha già detto che per l’ennesima volta l'argomento principale sarà un ammorbimento di questa linea ferrea sull'Euro imposta dai tedeschi, che poi se fallisce la Grecia si trascina due, tre stati, se fallisce l'Italia, fallisce l' Euro. Insomma a quanto pare ad Atene tra un governo e l'altro sono seriamente preoccupati di non vedere più sulle banconote la scritta Euro in bilingua.

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