26 Maggio 2019
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Venerdì, 13 Maggio 2016 00:41

Sarkozy: Sarko"no" Eliseo. La Francia all'Hollande In evidenza

Quattro anni fa la Francia cambiava direzione politica. Con quali premesse si affermò Hollande e quali promesse sono state disattese

Scritto da  Dino Scodellaro
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In questi giorni di fermento, è giusto lasciare fermentare, e d'oltralpe si ha l'occasione di guardare fuori casa nostra. Così giusto per distrarci un po’ andiamo a ricordare cosa successe sulle rive della Senna. Francesi. Coloro che dopo cinque anni dediti a Nicolas Sarkozy decisero di abbandonare la destra facoltosa e rigida e passare nientepopodimeno che agli antipodi. Il socialismo, quello rosso, vigoroso e puro. Il più classico dei ribaltoni, e non con una maggioranza risicata, anzi con un tripudio. Le considerazioni a questo punto si sprecarono. La domanda che andò per la maggiore, anche tra i media francesi era: "ma davvero Sarkozy ha fatto così male il suo operato?". Non staremo qui a ripercorrerne le gesta (semmai ci fossero, gossip a parte), certo è che la Francia voltò pagina. Il nuovo presidente, tutt’ora in carica, è il socialista François Hollande. Secondo i risultati ufficiali attualmente ha raggiunto il 51,7% di popolarità, mentre Nicolas Sarkozy arrivò al massimo ad ottenere il 48,3%. La serata delle elezioni il presidente uscente telefonò al vincitore per augurargli buona fortuna. Migliaia di sostenitori del partito socialista affollarono rue Solferino, la strada parigina in cui si trova la sede del partito, per festeggiare la vittoria. Poi la marcia verso place de la Bastille, dove parlò per la prima volta François Mitterrand, dopo la sua elezione, nel 1981. Per il suo primo discorso ufficiale, da presidente, Hollande scelse Tulle, suo feudo elettorale, nel centro della Francia.

 

Cominciò la girandola delle dichiarazioni tra vincitori e vinti e le reazioni dei vari paesi, tutti a voler partecipare al cambiamento. Se poi realmente alle buone intenzioni siano seguiti i fatti non spetta a noi dirlo, ma riportiamo le varie promesse. Hollande si rivolse così ai francesi: "Sarò il presidente di tutti. Questa sera non ci sono due France, c'è una sola nazione. Ognuno sarà trattato nello stesso modo, stessi diritti e stessi doveri. Nessun figlio della repubblica sarà lasciato indietro o discriminato”. Disse, invece, Sarkozy parlando ai suoi fedelissimi "Torno a essere francese tra i francesi. François Hollande è il presidente della Francia e deve essere rispettato". Dall’altra sponda: "Sono semplicemente fiera di accompagnare il nuovo presidente della Repubblica e sempre felice di condividere la vita di François", scrisse su Twitter, Valerie Trierweiler, la nuova première dame. "Provo un senso di grande emozione, nel vedere milioni e milioni di francesi che hanno scelto il cambiamento, dando il loro voto a François Hollande", fu la dichiarazione di Segolene Royal, candidata sconfitta delle presidenziali 2007 ed ex compagna del leader socialista.

 

Molte furono le classiche telefonate di congratulazioni dai leader europei. "Il desiderio del governo italiano, e personale, di collaborare strettamente con la Francia, in particolare nel quadro europeo, ai fini di un'unione sempre più efficace e orientata alla crescita" furono le parole dell’allora Presidente del Consiglio, Mario Monti, comunicate per telefono al nuovo presidente. Hollande, informò sempre Palazzo Chigi, condivise tale volontà e auspicò una stretta cooperazione tra il suo governo e quello italiano. Figuriamoci, a parole tutti son bravi, ma non dimentichiamo che il presidente uscente ha rinnegato persino di essere amico del nostro ex premier (poco amato a questo punto) Berlusconi. Piuttosto, nella condizione di normale cittadino ci tornò proprio il presidente francese uscente Nicolas Paul Stéphane Sarközy de Nagy-Bocsa (questo il suo nome completo) che decise di lasciare la politica, dopo aver giustamente raggiunto comunque l'apice della carriera. Non sorrise, tra i vari leader europei, la Merkel, dato che Sarkozy era l'unico alleato con la Germania per quanto riguardava la linea dura nei confronti dei paesi "anti-euro" o comunque "ci stiamo ripensando-euro". Il tempo di insediarsi, di organizzare il suo gabinetto di governo e di risolvere le sue questioni interne l’ha avuto e noi stiamo ancora aspettando di vedere che linea politica adotterà a livello europeo, per il momento ci chiediamo se il prossimo presidente olandese si chami Francee.

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