20 Luglio 2019
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Venerdì, 08 Febbraio 2013 01:00

Aggiornamenti Siria

Mentre il conflitto non accenna a placarsi, con un numero crescente di vittime sul campo, gli standard di vita dei siriani e dei rifugiati palestinesi subiscono un progressivo deterioramento e crescono i bisogni assistenziali di base, prevalentemente di cibo e generi non alimentari per l'inverno

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Si stima che 400.000 persone, sul totale di 525.000 rifugiati palestinesi registrati, hanno urgente necessità di assistenza. 18.000 rifugiati palestinesi, di cui 8.000 solo nello scorso mese a causa dell'intensificarsi del conflitto nel campo di Yarmouk a Damasco, hanno trovato rifugio in Libano. Gli scontri si concentrano particolarmente a sud est di Damasco, in special modo nelle zone di Darayya, Husseinniyah, Sbeineh, Seita Zeinab, Yarmouk e in gran parte delle periferie a nord. Nel campo di Deraa il 18 gennaio è esploso un ordigno improvvisato. Lo stesso giorno, un giornalista siriano che lavorava per Al Jazeera , è stato ucciso, nelle vicinanze del campo, da un cecchino dell'esercito, secondo quanto riferisce la televisione satellitare panaraba. La vittima, Mohammed Hurani, prima di cominciare a lavorare per Al Jazeera era un attivista dell'opposizione al regime di Damasco. Con la morte, ad Aleppo, del reporter franco-belga Yves Debay, sono 18 i giornalisti uccisi nella guerra civile siriana fino ad oggi. Il 29 gennaio, sono stati rinvenuti, ad Aleppo lungo il fiume Quweiq, i cadaveri di 56 giovani uomini, fra i 20 e 30 anni, vittime di 'esecuzioni' sommarie. Non pochi dei cadaveri hanno le mani legate dietro la schiena e un colpo d'arma da fuoco alla testa. Secondo l'opposizione siriana sarebbero stati uccisi sommariamente dalle forze fedeli al regime del presidente Bashar Assad in segno di vendetta per l'adesione alla rivolta di una parte della popolazione di Aleppo. Il governo smentisce e punta l'indice contro i jihadisti del Fronte al Nusra (vicino ad al Qaeda). Invece per i media statali, il Fronte al Nusra avrebbe ucciso i giovani in rappresaglia per l'insistenza con cui gli abitanti di Aleppo chiedono ai jihadisti di lasciare la città. La notizia proviene dall'ong Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus), che ha diffuso un video prova del massacro. Nelle immagini si vedono i corpi legati, senza vita, sparsi per centinaia di metri sull'argine del fiume. https://www.youtube.com/watch?v=j6ouJu5hfm0 Il 30 gennaio, l'esercito siriano ha affermato alla tv che aerei israeliani hanno attaccato un centro di ricerche militare nella provincia di Damasco. "Un aereo da combattimento israeliano ha violato il nostro spazio aereo all'alba e ha direttamente bombardato un centro di ricerche sul miglioramento della resistenza e l'autodifesa nella regione di Jomrayah e nella provincia di Damasco". Secondo alcuni rappresentanti dei servizi di sicurezza di Beirut si sarebbe trattato di un raid in grande stile, con almeno 12 caccia con la Stella di David entrati nello spazio aereo libanese - e poi siriano - in tre ondate successive. Maggiori informazioni sono state diffuse nelle ultime ore dalle autorità di Damasco. "I caccia israeliani hanno violato il nostro spazio aereo ed hanno condotto un bombardamento diretto sul centro ricerche", spiega una nota diffusa ieri sera dall'esercito siriano. "L'attacco è stato condotto dopo tutta una serie di tentativi da parte dei terroristi di conquistare il sito nei mesi passati. Questo assalto, prosegue la nota, allunga la lista degli atti di aggressione ed i crimini di Israele ai danni degli arabi e dei musulmani". Secondo la spiegazione dell'esercito siriano, l'intero edificio è stato distrutto ed i danni materiali causati dal bombardamento sono ingenti. Israele è il primo paese a intervenire direttamente nella guerra civile in corso in Siria da ormai due anni. Il New York Times riferisce che Israele aveva informato gli Stati Uniti della sua intenzione di colpire in Siria un convoglio di batterie di missili antiaerei destinato, secondo lo Stato ebraico, al movimento sciita libanese Hezbollah. Dura la reazione di Hezbollah, che ha espresso "piena solidarietà alle autorità della Siria, al suo Esercito e al suo popolo". In un comunicato il movimento di resistenza afferma che gli attacchi hanno "completamente smascherato" le origini del conflitto in atto e che "cosa e' successo in Siria negli ultimi due anni", cioe' dall'inizio della crisi nel marzo 2011, come pure "gli obietivi criminosi di distruggere quel Paese e di indebolirne le Forze Armate". Una esplicita condanna per l'attacco israeliano viene anche dal governo di Beirut. ''L'attacco israeliano - ha detto il ministro degli Esteri di Beirut, Adnan Mansour - é un'aperta aggressione che denunciamo fermamente. Un'aggressione che conferma la vera politica che Israele persegue dal 1948 e rappresenta una minaccia alla pace mondiale e alla sicurezza degli arabi''. Il segretario generale della Lega araba, Nabil el Araby, ha condannato quella che ha definito «l'odiosa aggressione» israeliana e ha confermato il diritto di Damasco di difendere la sua sovranità. I dirigenti di Israele non hanno finora commentato in alcun modo l'episodio. In Galilea e' stata intanto dislocata una terza batteria anti-missile Iron Drome e ilNord del paese è ufficialmente in stato di allerta. In alcune località sono stati riaperti i rifugi e cresce la richiesta di maschere antigas. Il 31 gennaio, come prima risposta al raid subito, decine di siti web israeliani sono stati attaccati da hacker siriani . Lo riferisce il sito web Ynet. Secondo Ynet gli hacker si presentano come "Esercito elettronico siriano" e affermano di aver deciso di punire "l'entità sionista" con gli attacchi ai siti. Ma il risultato, sostiene ancora Ynet, è modesto: i siti bersagliati "non sono importanti" e per lo più funzionano ancora. Intanto i rappresentanti delle potenze internazionali cercano l'ennesimo confronto diplomatico sulla situazione siriana . Navi Pillay, l'alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, al termine della riunione del Consiglio di Sicurezza Onu sul Paese mediorientale ha dichiarato "Ho esortato i membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite a riferire alla Corte Penale Internazionale i crimini in corso in Siria", ha aggiunto. "Sono fermamente convinta che in Siria siano stati commessi crimini di guerra e contro l'umanità", ha aggiunto. La 'media' delle vittime in questo momento - ha precisato Pillay - è di 5.000 morti ogni mese. "Il Consiglio di Sicurezza non è stato capace di agire in maniera concreta", ha continuato Pillay, dichiarandosi preoccupata dall'inattività dell'organo Onu.

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