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Martedì, 08 Luglio 2014 00:00

Gli scenari della guerra in Mali

Il nostro paese è in guerra, non quella elettorale, o almeno non solo

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L'ultimo scenario di distruzione e violenza è quello maliano, ennesimo stato africano sotto il mirino della democratizzazione forzata delle potenze europee. La nascita dell’attuale movimento ribelle é datata 01 Novembre 2010 a seguito di una riunione segreta dei principali rappresentanti della Federazione Tuareg del Sahara tenutasi in Timbucktu, dove fu fondato il Movimento Nazionale del Azawad (MNA) con l’obiettivo di creare uno Stato Tuareg nel nord del Mali. La scintilla della rivolta però affonda le sue radici nel dominio coloniale Francese. I mass media internazionali tendono a considerare come attori principali dell’attuale ribellione Tuareg,nel nord del Mali, i mercenari rientrati dopo la guerra civile in Libia, pieni di armi rubate dagli arsenali militari del ex regime Libico. Il 21 marzo 2012, uno strano colpo di stato è perpetrato in Mali. Un misterioso «Comitato per il recupero della democrazia e la restaurazione dello Stato» (Cnrdre) ha rovesciato il presidente Amadou Toumani Touré e ha dichiarato di voler ripristinare l'autorità del Mali nel nord del Paese. Ciò si è tradotto in una grande confusione, perché i golpisti non sono stati in grado di spiegare in che cosa il loro operato avrebbe migliorato la situazione. Il rovesciamento del presidente è risultato strano in quanto le elezioni presidenziali erano previste cinque settimane più tardi e il presidente uscente non era intenzionato a ripresentarsi. Ma dal dicembre dello stesso anno i ribelli hanno iniziato ad invadere il sud del Mali, espugnando una città centrale, Konna, e minacciando da vicino la stessa capitale, Bamako. Nel corso degli scontri sono state distrutte numerose reliquie della tradizione locale tra cui l'antico mausoleo dedicato ad Alpha Moya . Il MNLA movimento nazionale di liberazione del Azawad , ha affermato che la lotta per l’indipendenza del Azawad non viene condotta in nome dei Tuareg ma nell’interesse di tutte le etnie presenti inclusi i Peuls, gli Arabi e l’etnia sudista Songhai che saranno parte integrante del nuovo Stato multietnico laico e democratico. Nonostante i successi militari sul terreno il MNLA gode di una posizione di rilievo nella rivolta Tuareg ma non di egemonia. Deve dividere la gestione del territorio con il movimento politico MNA che, grazie all’appoggio dei principali leader Tuareg ha recentemente conquistato il prestigio perduto nel 2011 e con le milizie islamiche della fazione guerrigliera rivale: Ansar Dine guidata dal veterano Iyd Af Ghali con la quale ha creato un'alleanza militare. L’alleanza di queste fazioni Tuareg ha permesso, assieme al colpo di stato nel Sud, di completare l’offensiva militare al Nord ma pone fragili basi sulla futura gestione amministrativa di un eventuale Stato Indipendente del Azawad. La coalizione è composta, infatti, da due contrapposte tendenze politiche: quella laica e secolare del MNLA e MNA e quella del Ansar Dine che ha come obiettivo imporre la Sharia e uno stato teocratico. Il Governo di Bamako è stato considerato dai ribelli, il responsabile delle atrocitá commesse dall’esercito nazionale, del fallimento del processo di pace, della semi autonomia ed integrazione dei Tuareg all’interno del Mali, dell’involontá di lottare contro la povertá e creare le basi di un futuro economico nel nord, delle scandalose appropriazioni di fondi pubblici da parte degli amministratori sudisti, del mancato guadagno per le comunitá locali dei profitti provenienti dalla attivitá minerarie e del miserabile propaganda di assimilare i Tuareg a dei semplici terroristi. Lo scorso 11 gennaio , su richiesta delle autorità di Bamako e delle Nazioni Unite, la Francia ha lanciato l'operazione militare Serval a sostegno delle Forze Armate del Mali nel tentativo di arrestare l’avanzata dei gruppi jihadisti verso il sud del Paese. L'intervento francese ha avuto inizio nel pomeriggio dell’ 11 gennaio 2013, quando i raid condotti dagli elicotteri d’attacco Gazelle dell’Esercito francese hanno permesso la riconquista della città di Konna. In Francia si cominciano a fare i primi bilanci economici dell’intera operazione Serval. Secondo le dichiarazioni del Ministro degli Affari Esteri Laurent Fabius l’intervento in Mali sarebbe costato già 70 milioni di euro, per le sole quattro settimane di guerra trascorse. La fetta più grande delle spese è prevista per il trasporto dei soldati e delle 10.000 tonnellate di materiali necessari; numeri che non dovrebbero esplodere, data la conferma di François Hollande, che ha ribadito nell’ultimo Consiglio dei Ministri la volontà di diminuire progressivamente gli effettivi coinvolti. Se tutto si svolgerà come previsto la Francia dovrebbe passare il testimone alle forze militari africane già a partire dal prossimo mese di marzo. Per quanto riguarda l'Italia, solo “supporto logistico” e nient’altro. Il governo tecnico-dimissionario ha parlato chiaro. «Interverremo, ma» – sia chiaro – “non è previsto alcuno spiegamento di forze militari italiane nel teatro operativo”. Parola di Mario Monti e del suo ministro degli Esteri Giulio Terzi di Sant’Agata. Ma come ha potuto il governo prendere una decisione così delicata a meno di due mesi dalle elezioni politiche. La prassi parlamentare, infatti, prevede che l’esecutivo porti avanti nulla più che una “ordinaria amministrazione” fino alle nuove elezioni. Ora, vien da chiedersi: rientra nella gestione degli “affari ordinari” anche dichiarare la guerra a un Paese straniero? E' stata realmente una reazione emergenziale? Il 16 gennaio, è stato approvato il decreto legge sulle missioni internazionali. Decreto presentato il 28 dicembre 2012, molto prima dei raid aerei francesi in territorio maliano, cominciati solo all'inizio dello scorso mese. Quello che pare è che l'esecutivo tecnico avesse deciso dunque ben prima dell'attacco francese. Leggiamo l’articolo 1, comma 17 del decreto: “È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2013 e fino al 30 settembre 2013, la spesa di euro 1.900.524 per la partecipazione di personale militare alla missione dell’Unione europea denominata EUCAP Sahel Niger, di cui alla decisione 2012/392/PESC del Consiglio del 16 luglio 2012, e alle iniziative dell’Unione europea per il Mali”. È venuta l’ora di riesaminare quel che vien chiamato interventismo umanitario, democratico e antiterrorista.

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