21 Agosto 2019
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Venerdì, 13 Febbraio 2015 00:00

Le Parola della salute mentale. Patologie e media

"Chi vive un disagio mentale è prima di tutto una persona. Chiamereste “il fratturato” colui che ha riportato la frattura di una gamba? Allora,perché parlare di “depresso”, “psicopatico”, schizofrenico? "

Gli utenti, i familiari e  i cittadini delle Associazioni “Idee in Circolo” , “Insieme a Noi” e dell'Associazione Stampa Modenese nell'ambito del  Progetto Social Point, hanno realizzato un piccolo libretto informativo facilmente reperibile in pdf su internet " Le Parole della salute mentale", un lavoro che fa porre parecchie domande sull'utilizzo della terminologia, sulla privicy e sulle ripercussioni dell'informazione di massa nell'epoca del web, dell'inflazione delle notizie ma allo stesso tempo paradossalmente della mancanza di informazione, nell'ambito di un argomento così delicato come l'instabilità mentale ed emotiva.

Domande che chi scrive di Salute Mentale potrebbe farsi

1. È rilevante ai fini della completezza dell’informazione precisare che la persona in

questione ha un disturbo mentale?

2. I termini usati sono appropriati o in qualche misura non pertinenti od offensivi per

la persona al centro dei fatti o per altre persone che vivono esperienze analoghe

di disturbo mentale?

3. È rilevante ai fini della completezza dell’informazione riportare il nome della

persona e altri dati che lo identificano (es. dove abita, che lavoro svolge, ecc.),

anche con l’uso di immagini (fotografie, illustrazioni, caricature)?

4. Se nella notizia è rilevante il peso del disturbo mentale, nell’articolo sono riportate

le opinioni e i commenti di un operatore esperto di salute mentale o di un’altra

persona con disturbo mentale citata nell’articolo o di un’associazione di persone

con disturbo mentale e loro familiari?

5. Ai familiari della persona con disturbo mentale è stata data la possibilità di fare

una dichiarazione?

6. È rilevante ai fini della completezza dell’informazione interpellare amici, conoscenti,

vicini di casa, passanti o altre persone in qualche maniera, benché marginale,

coinvolti nell’accaduto?

7. Nell’articolo sono state riportate informazioni utili affinché altre persone che si

trovano in analoghe situazioni sappiano a chi rivolgersi?

8. Si è considerato se citare l’esperienza positiva di altre persone con disturbo mentale

possa contribuire a far comprendere che le storie di vita sono differenti e che

non soltanto non si può generalizzare ma che ciò può essere controproducente o

addirittura dannoso?

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