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Martedì, 10 Settembre 2013 12:22

Napoli, Circumvesuviana. La medaglia con tre facce: passeggeri, dipendenti e dirigenti

Un viaggio in tre tappe

Prima Stazione: dalla parte del viaggiatore

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Napoli, città di un milione di abitanti, è in realtà una ragnatela metropolitana grande almeno il triplo. Un tessuto neurale fatto di paesi e cittadine, località costiere e collina vulcanica, le cui sinapsi sono un intrico di viabilità su gomma e su rotaia.

Ogni giorno centinaia di migliaia di persone danno vita al brulicante moto che contraddistingue la normale, e salubre, quotidianità.

Sono protagonisti della loro vita ad un viaggio di distanza dalla loro casa. Questo nomadismo ha ragioni disparate: si ci muove per lavoro, per studio, per turismo o per piacere, per necessità o per vezzo; e, nella grande maggioranza dei casi, lo si fa in treno.

I binari della Circumvesuviana hanno l'onere e l'onore di solcare la periferia più densamente popolata del mondo, raggiungendo capillarmente una vasta area. Le stazioni dai loro tipici mattoni rossi, icone dell'efficienza dei servizi pubblici per tutta la seconda metà del XX secolo, sono parte del paesaggio urbano di queste terre, alla stregua di un classico moderno. Eppure queste cattedrali vedono spegnere il caldo colore che le contraddistingue, per lasciare spazio ad un lento, progressivo ed inesorabile illividire. Non è il deterioramento delle strutture (non solo, non primariamente) a rendere viola l'aspetto delle banchine.

Dietro la famigerata linea gialla, ormai sempre più spesso, vediamo accalcarsi folle sgomente di persone, con i loro bagagli per affrontare la giornata o con la mente già proiettata verso il ritorno fra le mura domestiche. E nessun treno su cui poter salire. Già, perché sta ormai diventando consuetudine l'attitudine a non controllare più l'orario dei treni, per rivolgere gli occhi e le orecchie direttamente ai monitor di servizio ed agli altoparlanti, sperando che da loro non piova il ferale nunzio che il nostro treno sia stato cancellato.

Il disagio non è cominciato di certo ieri, né si è in grado di prevedere in quale domani possa essere risolto. Definitivamente. E nel frattanto la pazienza dei pendolari si logora, cresce la rabbia; fomentata anche dalla apparente imperscrutabilità delle camicie azzurre dei dipendenti della società dei trasporti, i quali, ove presenti (in periferia spesso si fatica anche a trovare il bigliettaio dietro il banco preposto) sono forzosamente sibillini nel fornire informazioni sullo stato dei servizi, che deve seguire evidentemente dinamiche probabilistiche anziché programmatiche.

Quindi si resta a piedi, solleone o pioggia che ci sia, senza che sia dato sapere per quanto, impossibilitati a raggiungere il lavoro, la scuola o la fidanzata. Quando poi il livore del singolo si confronta con quello dei suoi pari, la tensione aumenta.

E non è un caso, quindi, che la stazione terminale di Napoli Porta Nolana sia già stata teatro di zuffe, verbali e non, tra i cittadini e i dipendenti della Circumvesuviana. “Prendila con filosofia” direbbe il saggio “vuol dire che prenderai il prossimo in partenza”.

Ma quale saggio resterebbe fedele alla sua idea, se scoprisse che anche l'ultima corsa della sera è stata soppressa, cosa assolutamente non rara, e che il prossimo treno che lo porti ovunque la vita lo spinga non passerà che l'indomani all'alba?

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