19 Giugno 2019
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Venerdì, 09 Ottobre 2015 00:00

Immigrazione: istinto di sopravvivenza, l'UE si spacca tra frontiere e filo spinato

Sono passati due anni dalla strage di Lampedusa, eppure siamo ancora qui a collezionare stragi e a parlare del problema “emergenziale” del flusso migratorio, di come sia possibile arginarlo, di come dividere i numeri e le percentuali di rifugiati, di migranti, di clandestini, di profughi, di persone.

Scritto da  Anna Carla Broegg
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Persone che viaggiano in navi fatiscenti tentando di attraversare se si è fortunati, il Mediterraneo per arrivare alla così detta terra promessa, L’Europa. Le prime tappe sono Italia e Grecia, per poi salire verso nord verso la “rotta balcanica”. Non è un’emergenza è una conseguenza strutturale di politiche ben chiare. Da dove viene questa gente? Perché mettono a rischio la loro vita in un’odissea senza fine? Sono accecati dal sogno del benessere? No. Sono obbligati da quello che comunemente chiamiamo istinto di sopravvivenza. Ormai da decenni il Nord Africa e il Medio Oriente sono terre dilaniate da conflitti ininterrotti. Dicono che il 25% dei profughi siano cittadini siriani. Nei quattro anni di guerra in Siria ci sono stati 4 milioni di profughi all’estero e soltanto 120mila sono arrivati in Europa, altri 3,8 milioni sono in Turchia, Libano, Giordania. Il 20% sono eritrei, anch’essi in fuga da Isaias Afewerki, storico capo del movimento indipendentista eritreo, presidente dal 1993 (anno dell’indipendenza dall’Etiopia), che ha imposto un regime mono-partitico, eliminato i media indipendenti e schiacciato l’opposizione. Il popolo vive in un regime di terrore e di progressivo impoverimento, fino a denutrizione e fame diffuse, in un paese con 5 milioni di abitanti e 121.000 chilometri quadrati (più di un terzo dell’Italia). Poi ci sono i somali e sudanesi che provengono da zone di conflitto, fortemente instabili, non da oggi ma da circa vent’anni. La guerra in Somalia risale alla caduta di Siad Barre nel ’91 e da allora ci sono stati decine di tentativi di stabilizzazione ma a tutt’oggi non si è affermato nessun leader nazionale capace di creare una qualsiasi forma di governo. Terre di guerre, stragi, risorse, nuove colonizzazioni ed interessi mondiali che si incontrano e scontrano sulle vite di intere popolazioni. Eravamo convinti di poter ascoltare le cause e le conseguenze di tali conflitti esclusivamente al telegiornale en passant, e invece il mondo così lontano dal piccolo orticello di casa nostra, bussa alle porte, di un’Europa non pronta. Un’Europa che si spacca dinanzi al piano di redistribuzione dei 120 mila profughi giunti in Italia e in Grecia. Il Consiglio dei ministri interni della Ue, vista l’impossibilità di raggiungere l’unanimità, ha votato a maggioranza qualificata il documento sui migranti presentato dalla presidenza dell’Unione europea. Si sono opposti i Paesi dell'Est contrari alla proposta. Repubblica Ceca, Slovacchia, Romania e Ungheria hanno votato "no" mentre la Polonia era a favore e la Finlandia si è astenuta. L’Ungheria ha decretato la costruzione di nuove barriere anti-immigrati, dichiarando "stato di allerta" nelle provincie di Csongrád, Bács-Kiskun, Baranya, Vas, Somogy e Zala, tutte alla frontiera con Serbia e Croazia dove stanno erigendo muri, pieni di filo spinato. “Chiusure temporanee della frontiera” giustificate dall’immigrazione di massa. Sale così a oltre 55mila il numero complessivo di arrivi. Ne ha dato notizia il ministero dell’interno di Zagabria Giungono testimonianze dal centro di registrazione di Opatovak un bambino afghano di 9 anni dopo aver perso tutta la famiglia durante il viaggio ha tentato invano di tagliarsi la gola utilizzando una lattina di alluminio. Numerose sono le storie agghiaccianti e tragiche sono le condizioni che poco hanno a che vedere con l’accoglienza e con l’umanità. File e file di persone, sono costrette a muoversi da confine a confine come fossero biglie attorno alle mura ungheresi. I migranti arrivano alla stazione croata di Botovo, a circa dieci minuti da Gola cittadina ungherese divenuta invalicabile, in treni provenienti dalla stazione di Tovarnik a confine con la Serbia. A Botovo vengono accolti dall’esercito croato, con il quale intraprendono un lungo cammino per i boschi verso il confine ungherese, dove li attende l’esercito ,che senza alcuna segnalazione del loro passaggio, li carica in treno verso Nickelsdorf, Austria. Sono accolti anche da numerosi aiuti umanitari, volontari ed attivisti che lottano per un’Europa solidale e senza frontiere. “Nelle ultime due settimane una duplice dinamica sta attirando l’attenzione generale e segnerà la storia d'Europa. Sui confini dell’UE polizie ed eserciti tentano di respingere con violenza i rifugiati, compresi i bambini, che fuggono da povertà e guerre - le stesse che l'Occidente ha causato o incoraggiato -, o di assoggettarli a procedure autoritarie di registrazione, con l'intenzione finale di negare loro il diritto alla vita e alla libertà. Allo stesso tempo, però, l'incredibile resistenza e il coraggio di queste persone, spinte dal desiderio di libertà, e la grande auto-organizzata risposta di solidarietà dal basso, che rende concreta la parola “welcome”, danno forma a una nuova realtà sulle frontiere dell'Unione Europea, sospendendo di fatto il regime della “Fortezza Europa” costruita sulle regole degli accordi di Schengen e del regolamento di Dublino. Le immagini diffuse dai media fanno pensare a persone bisognose di aiuti umanitari, ma la verità è che si tratta di soggetti che stanno soprattutto lottando per la libertà di movimento, resistendo al regime dei confini e di fatto disobbedendo alle leggi che li escludono e li rendono illegali. Nel loro viaggio verso la libertà e la dignità, rifiutano di essere scaricati e dimenticati nelle strutture detentive o nei campi profughi in località remote, di finire permanentemente intrappolati in terre di nessuno, senza documenti né status legale. Nel farlo, costruiscono e difendono quei legami sociali e personali che li mettono in grado di superare collettivamente i confini e inserirsi nelle società di destinazione, mentre gli Stati cercano renderli individui isolati. Per fermare questo movimento, le classi dirigenti europee e i governi nazionali stanno costruendo barriere e muri ai confini, dispiegando polizie ed eserciti, criminalizzando la solidarietà, sospendendo i diritti dei rifugiati e dei cittadini, introducendo di fatto uno stato di polizia. L'attacco alla libertà di movimento riguarda tutti coloro che vivono in Europa, compresi i cittadini europei. Infatti, mentre il tentativo di fermare o filtrare l'arrivo di chi fugge da guerre e povertà comporta violenze e sofferenze, in molti Paesi europei si discute l’introduzione di nuovi ostacoli alla libertà di movimento anche per i cittadini europei, consolidando le crescenti diseguaglianze e i meccanismi di esclusione prodotti dalla dittatura dell'austerità. Ora è il momento di agire, supportando il movimento dei rifugiati, combattendo l’Europa dei tecnocrati e dell’austerità, mettendo fine alla crescita di nazionalismi e fascismi in tutti i Paesi europei. È questo il momento di chiedere un’Europa senza frontiere, un’Europa di diritti sociali, uguaglianza e dignità. È necessario che cittadini e cittadine d'Europa si schierino dalla parte di chi fugge da guerre e povertà, persone che non sono né vittime né criminali, ma ribelli e partigiani. È il momento di mostrare concreto appoggio alla battaglia di tutte e tutti coloro che aspirano alla libertà di movimento, a prescindere dal loro Paese di origine. Crediamo sia necessario fare di tutto per aprire le frontiere, per costruire corridoi e passaggi sicuri per approdare in Europa. Per questa ragione lanciamo l'appello per una carovana transnazionale per frontiere aperte. ” Questo l’appello lanciato la settimana scorsa dalla campagna Opern Borders Caravan che è partita da Lubiana il 26 settembre scorso e si è diretta alla frontiera. 

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