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Giovedì, 09 Gennaio 2014 13:58

Il capolinea dei trasporti Regionali In evidenza

Nasce la nuova stazione di Garibaldi, muore tutto il resto

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I movimenti avanguardisti di inizio XX secolo descrivevano la modernità come “una immensa forza centripeta”, capace di spostare gigantesche periferie verso i nuclei metropolitani, densi e produttivi. A cento anni di distanza, l'ombrello di ricaduta di questo pensiero pare non avere ancora esaurito la sua pioggia. Anzi, verrebbe da dire che il passare del tempo ha dato vigore insospettabile a tale principio, persino in quella che viene definita “epoca post-moderna”. I mezzi di trasporto possono essere il miglior grafico del fenomeno. Se ci avvaliamo di una prospettiva aerea, magari satellitare, salta subito all'occhio l'intricata trama di binari e strade che percorre la nostra amata terra campana. Un secolo fa non avremmo mai lontanamente immaginato di poter viaggiare su di una “metropolitana regionale”. Né avremmo potuto credere ad una così capillare copertura del servizio pubblico, sia esso su gomma o su binario. Ma lasciamo agli astronauti questo privilegiato punto di osservazione, e riportiamo il nostro occhio ad una prospettiva più consueta. Prepariamoci a scoprire quanto il punto focale possa distorcere la percezione. La Regione Campania si avvale di uno dei più muscolosi impianti strutturali, per quel che concerne il trasporto. Un'opera imponente, cominciata addirittura in epoca borbonica (troppo spesso viene dimenticato che la palma del primo collegamento coperto da una locomotiva spetta al tratto Napoli-Portici, ad opera dei regi ingegneri).

Prosegue nel suo cammino di implementazione delle reti, migliorando efficienza di strade e vie ferrate, ed inaugurando nuove stazioni. Proprio in questi giorni è avvenuta la consegna dei lavori per la stazione metropolitana di Piazza Garibaldi. Un'opera di immane importanza logistica, che congiunge la rete delle recenti stazioni del centro storico (Toledo e Bovio), con l'hub di Piazza Dante, da cui si dirama la intera copertura della zona collinare, fino a Piscinola. La Linea Uno diventa un vero anello di congiunzione per la città. Se a questa sommiamo gli incroci con la Linea Due, che ospita in seno i treni regionali da Formia fino a Salerno, svolgendo inoltre servizio metropolitano tra Piazza Garibaldi fino a Fuorigrotta, ed aggiungiamo l'intersezione con Montesanto, le sue funicolari e la linea metropolitana Circumflegrea, ed, ancora, mettiamo nel computo anche la Circumvesuviana, che con le sue reti si dirama in tutto l'interland partenopeo, otteniamo l'immagine di un servizio di trasporti pubblici da prima pagina. Purtroppo, però, basta sfogliare poche stazioni per renderci conto dell'equilibrio instabile in cui versano i pendolari Campani. Da anni aleggia lo spettro fallimentare sul Progetto Unico Campania.

Sia dal punto di vista prettamente fiscale, che da quello concettuale. Tutti gli operatori precedentemente nominati soggiacciono al Piano Regionale. Nessuno di essi se la passa bene. Nei mesi passati ci eravamo già occupati della Circumvesuviana. La fotografia che conseguì il nostro reportage, svoltosi in autunno, non era delle più confortanti. Da allora poche nuove, nessuna certezza e qualche riacutizzarsi della tensione. Ultima, in ordine di tempo, la manifestazione svoltasi nei primi giorni di Gennaio, promossa attraverso Facebook da Enzo Ciniglio.

Il gruppo, dal nome che non lascia spazio a dubbi di sorta (“no ai tagli della Circumvesuviana”), ha protestato contro l'emorragia di mancanza di treni e di fondi per riparare i circa 100 convogli fermi in officina. Il confronto con gli amministratori preposti, l'assessore regionale Vetrella e la delegata EAV Valeria Casizzone, ha prodotto delucidazioni su un piano, il cosiddetto “Salva-Eav”, che prevede lo stanziamento, rateizzato negli anni, di fondi statali e regionali, per un ammontare complessivo di un miliardo di euro. Insomma, pur non essendo fugato il dubbio del gioco a “temporeggiare”, pare che arrivi una buona notizia, da questo fronte. Non mancheremo di tenervi informati, aspettando la fine di febbraio quando i primi effetti concreti dell'erogazione dovrebbero tradursi in 20 treni riconsegnati ai viaggiatori ed una maggiore stabilità di servizio. Ma proprio mentre una falla par chiudersi, nuovi ed inquietanti buchi si palesano nel vascello del trasporto locale. Negli stessi giorni in cui De Magistris ed i vertici regionali mostrano doppio petto e sorrisi per le foto di rito sullo sfondo della Metro Garibaldi, piovono rendicontazioni impietose da tutti gli angoli della città. La Cumana-Circumflegrea, insieme al servizio Eavbus, comincia uno sciopero a singhiozzo, a causa della mancata copertura dell'onere retributivo, per gli stipendi dei dipendenti. Il caos che ne consegue fa da cassa di risonanza per quella che è la situazione “ordinaria” di queste reti: corse cadenziate ogni 40 minuti, treni affollati ai limiti del sopportabile; ultimo, e più grave, il limitamento delle corse dei treni alla stazione di Pozzuoli, con la restante parte del tragitto fino a Torregaveta, coperto alla meglio grazie ad un servizio navetta su gomma. La voce si fa coro, ed alle grida di rabbia si aggiungono quelle di altri disastrati pendolari, costretti dalla Linea Due e dai suoi convogli Regionali, a viaggi quotidiani che si confondono troppo spesso con viaggi della speranza. Non mancano, tra questi, le testimonianze di viaggiatori rimasti bloccati quattro ore su convogli guasti, o alle prese con sistematiche precedenze da fornire ai treni ad alta velocità. Si potrebbe pensare che abbiamo estratto una serie di eventi da un periodo infausto, e che si ci accanisca su una serie di nefaste congiunture. La realtà dei fatti, invece, è che questo scenario va lentamente commutandosi nella normalità. L'indignazione sta lasciando il passo alla rassegnazione, come se questa gigantesca e poderosa rete altro non sia che un malato terminale in coma vegetativo. I referti medici si susseguono e nessuno scioglie mai la prognosi. In assenza di interventi significativi i nodi storici, tra cui pendenze sindacali e fiscali irrisolte e sempre meno risolvibili, si fanno più numerosi e complicati da dipanare. La classe politica nostrana, ritrovatasi all'evento della inaugurazione della nuova stazione metropolitana, avrebbe potuto cogliere l'occasione per avere uno scambio di opinioni anche su tutto questo. Non occorre essere grandi politologi per capire come, per non essere da “prima pagina” solo un giorno ogni venti anni, occorre poter contare sulla efficienza ordinaria di quelle migliaia di persone che, ogni giorno, per lavoro, per studio e per evasione, animano con spirito stoico la modernità vorticosa delle nostre terre.

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