19 Luglio 2019
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Martedì, 01 Ottobre 2013 10:00

Crisi di governo e dimissioni dei parlamentari del PDL

Scritto da  Vincenza Muto
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Ci sarebbe piaciuto davvero tanto di non doverci più occupare dei “casi” Berlusconi.

Probabilmente unici nel paese, per oltre due mesi abbiamo retto, ma le recenti vicende ci costringono ad entrare nell'argomento.

Silvio Berlusconi, recentemente condannato in via definitiva dalla Cassazione, dopo una riunione con alcuni esponenti dell'ala dura del PDL, ha deciso che è giunto il momento di togliere la fiducia al "governo delle tasse" e senza consultarli neanche ha ordinato ai suoi Ministri di dimettersi immantinente dalle loro funzioni, ma non è finita qui: nello stesso giorno ha anche ordinato agli eletti della Camera e Senato di dimettersi in massa dal loro incarico di deputati eletti dal popolo sovrano.

A questo punto spontanea sorge la domanda: che centrano i deputati e senatori con un governo? Siamo abituati e purtroppo spesso, a vedere cadere i governi, ma cosa centrano gli eletti ai due rami del Parlamento?

In un paese civile, normale, assuefatto alle regole democratiche, i gruppi parlamentari si preoccupano attraverso i loro voti di dare o meno il sostegno al governo in carica, mai si è visto che i deputati lascino in massa il parlamento perché il governo non fa quello che loro vorrebbero: è spontaneo pensare che l’Innominato vada di fretta per costringere il paese ad andare a nuove elezioni.

Ma è poi così automatico? Non lo è affatto, le camere per poter legiferare hanno bisogno di un numero legale, e anche con l'assenza dei deputati e senatori del PDL il numero legale sarebbe raggiunto: ci sono precedenti storici, dalle dimissioni del gruppo Garibaldino, all'ultima camera, quando si dimisero in 12, che il Parlamento non ha avuto bisogno di doversi rinnovare.

Inoltre le dimissioni di massa non sono contemplate in nessun codice, né parlamentare né costituzionale, le dimissioni sono singole, e vanno votate una ad una, per finire la trafila delle votazioni dei dimessi occorrerebbero circa due mesi, la votazione generalmente avviene in due scrutini, entrambi i voti vengono eseguiti in segreto, ergo il rischio che non vengano accettate e questo non è tutto.

Ad ogni dimissione c’è un automatico subentro del primo dei non eletti e non è azzardato pensare che chi subentri al posto del dimissionario non ne voglia poi sapere di lasciare la carica tanto agognata, tutto questo valzer durerebbe quindi circa sette-otto mesi: per sapere queste cose basta aver fatto un esame di diritto pubblico.

Ma non è neanche questo il problema, ma un altro ben più sottile.

Gran parte del PDL vuole forzare la serratura e andare alle elezioni prima della cadenza del loro? Presidente? Padrone? Direttore dell’ufficio marketing?

Mentre ancora oggi gli storici di sinistra stanno analizzando se fecero bene i deputati del Partito Socialista a scegliere l’Aventino, il Pdl invece è andata dritto dritto al cuore del problema senza peraltro pensare alle conseguenze.

Il diritto degli eletti è quello di assicurare una maggioranza o un'opposizione, sarebbe un grave precedente se il Presidente della Repubblica sciogliesse le Camere per volere o capriccio di una fronda del terzo partito al Parlamento: la prossima volta si potrebbero dimettere in massa i deputati del PD perché il governo fa leggi ad personam o i grillini perché non sono soddisfatti dell’elezione del Presidente della Repubblica.

È impensabile che questo accada.

Il problema è più serio: gli italiani hanno il diritto di essere governati nel bene e nel male, invece dal Parlamento stanno arrivando segnali oscuri, riecheggiano ancora nelle orecchie le parole di Bondi “ci sarà la guerra civile se Berlusconi sarà condannato”, ripetiamo come allora, ma è proprio il caso?

Avremmo sperato che chi ha il diritto-dovere di governare si preoccupasse delle scuole e degli insegnanti, di alleggerire la disoccupazione, di costruire carceri a misura umana, che pensasse a una migliore distribuzione delle risorse, a piani energetici, a come migliorare il livello culturale del nostro paese, ma no, non è così! Qualcuno sta accendendo non il cerino, ma tutta la scatola, e chi ci va di mezzo è il popolo italiano, quello sovrano.

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