21 Agosto 2017
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Martedì, 28 Febbraio 2017 13:45

Un voto per Sanremo In evidenza

La politica si dibatte sulla data del voto. Da una parte si preme per il voto anticipato, dall'altra si cerca di aspettare il 2018

Scritto da  Dino Scodellaro
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E' il tema caldo di questi giorni. Dopo le dimissioni di Renzi e il ritorno in campo di Berlusconi, le elezioni anticipate sembrano ad un passo. C' è chi parla di Marzo 2017 (addirittura si ipotizzò di spostare il festival di Sanremo per evitare che Crozza che è stato ospite, potesse in qualche modo "deviare" il voto). Nonostante la data "ballerina" (il ministro Orlando ancora si deve pronunciare) quasi tutti stanno cercando di tirare il carro fino al mese di elezioni per antonomasia, cioè Aprile 2018. Significherebbe raggiungere i quattro anni senza un governo eletto dai cittadini. Roba che solo il Belgio, recentemente, ci ha abituato. Ma la motivazione c'è, ed è presto data. Qualcuno griderà che scandaloso e vergognoso è veramente dire poco!

 

La cosa triste è che per quanto assurda sia, è tutto vero. La maggior parte dei parlamentari (inclusi quelli di Forza Italia che, quando si chiamavano Pdl, fecero cadere persino il governo Monti) premono perché si vada a votare il più tardi possibile. La scelta della data del 14 aprile 2018, per il voto in alternativa a quella dell’otto Aprile 2017 (o un giorno imprecisato di Marzo 2017) può apparire casuale ma non lo è affatto: votando l’otto di Aprile o a Marzo, comunque sia quest’anno, infatti, i parlamentari alla prima legislatura non rieletti non avrebbero maturato la pensione. Votando invece come stabilito dal Consiglio Dei Ministri il 14 Aprile 2018, ovvero un anno dopo, acquisiranno la pensione. Questo giuste per parlare, ironicamente, di voler fare l'election day per ridurre i costi della politica!

 

Ben altri saranno i costi di queste pensioni, non solo in termini quantitativi, ma anche per il messaggio dato al paese, perché questo è il tipico esempio di come fatta la legge viene subito trovato l'inganno. Morale della favola queste pensioni costeranno allo stato (cioè a noi) la modica cifra di trecento milioni di euro, cifra a otto zeri. Veramente uno spreco alla miseria visto che i poveri pensionati dopo una vita di lavoro per mangiare raccattano la verdura rimasta a terra nei mercati. Ma questa delle pensioni di platino, è storia vecchia. Per dovere di cronaca bisogna citare che il Movimento 5 Stelle è l'unico partito che nel suo programma toglierebbe (il condizionale in questi casi è d’obbligo) il beneficio della pensione dopo una legislatura di 3 anni e mezzo appena, portandola al termine della terza.

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