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Domenica, 12 Giugno 2016 16:39

Il biglietto della discordia In evidenza

Cambiano i biglietti dei mezzi pubblici ma non i furbetti. Ancora oggi, nonostante le multe salate, troppe persone viaggiano senza titolo di viaggio.

Scritto da  Dino Scodellaro
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Gli affezionati lettori della nostra testata noteranno che forse parliamo spesso di politica e nel discorso che stiamo per affrontare c'entra, ma in maniera minima, quasi marginale. E' più una questione sociale. Quante volte capita di lamentarsi dell'inefficienza dei servizi pubblici siano essi treni, autobus, tram o quant'altro? In Campania la Cirumvesuviana e la SEPSA, due ferrovie importantissime perché sono mezzi di comunicazione tra Napoli e la moltitudine di comuni limitrofi di provincia, sono in gravissima crisi economica. Stipendi che i dipendenti non percepiscono da almeno due mesi, treni rotti o insufficienti, corse saltate, ritardi enormi e disservizi continui. Sempre in Campania la CTP, azienda di autobus, che è tra l'altro collaboratrice di autolinee che operano anche in Irpinia, è costretta quotidianamente a saltare corse e a trasportare passeggeri stipati come sardine (roba che neanche i deportati ad Auschwitz), a causa della mancanza della benzina per gli autobus, cioè mancano i soldi. La metropolitana di Roma comincia a manifestare i primi segni di cedimento organizzativo. Eppure, in tutti questi casi, il biglietto va fatto. E' un circolo vizioso. Da una parte c'è chi decide di non fare il biglietto come segno di protesta autonomo e indipendente contro un disservizio. Per qualcuno il servizio offerto non vale il prezzo del biglietto. D'altro canto però non facendo il biglietto si viaggia a spese di chi il biglietto lo ha pagato e riceve lo stesso (dis)servizio di chi il biglietto non solo non lo paga ma si lamenta. E' un poco come le tasse. Si è evasori se non le si paga, e se tutti le pagassero le cose funzionerebbero meglio e si pagherebbe di meno. Almeno così dovrebbe essere, anche se Beppe Grillo ha recentemente esternato dei dubbi.

 

Il biglietto c'è, e per quanto si possa protestare, aldilà della brutta figura e/o della multa in cui possiamo incorrere, bisogna farlo proprio per evitare che queste aziende non possano poi garantire un servizio sociale importante. Gli utenti dei mezzi su rotaia superano di gran lunga quelli degli altri mezzi pubblici. Ogni giorno ci sono i pendolari seduti in treno sulla via del ritorno a casa.

 

Un fatto di cronaca è capitato all’altezza di Salerno (il treno era partito da Ascea (SA) ed era diretto a Napoli). Salgono quattro persone, un adulto e tre bambini. Avranno avuto 7-8 anni o giù di lì. Si dimostrano subito molto agitati, i bambini intendo. Parlottano, si girano di continuo e sembrano preoccupati. Le altre persone che dividevano lo scompartimento entrano quindi in modalità "pettegola" e spengono a loro insaputa iPod e device per poter meglio capire la causa del loro comportamento. "Cavolo, spero non passi… guarda di là, io guardo di qua…”. A questo punto, è stato a tutti subito chiaro che questi sono saliti senza biglietto. Non per errore, non perché hanno preso il treno all’ultimo e non hanno avuto il tempo di comprarlo, ma volutamente. Dei bambini delle elementari, sotto la supervisione di un adulto sono saliti sul treno senza biglietto. Non è il caso di fare del moralismo, è capitato a tutti (per causa forze maggiori, tipo obliteratrice non funzionante) di non pagare il biglietto, ma quello che dà fastidio è che quell’adulto, quella madre, ha permesso tutto ciò. Invece di insegnare ai figli che è giusto e doveroso comprare il biglietto, ha passato il messaggio che “sì, basta che non ti becchi il controllore…”. Quest’idea tutta italiana di fare i furbi, di fregare il sistema, qualcuno la dovrebbe spiegare. Sembra esagerato, ma non si può non pensare a cosa faranno questi bambini diventati più grandi. Si limiteranno a pensare a questo episodio come un errore da non rifare, oppure continueranno a comportarsi in questo modo, a fare gli scorretti e dire “ma sì, comprare il biglietto è da sfigati…”? Ecco, forse a questi bambini non sarà molto chiaro nella loro vita cos’è giusto e cosa sbagliato. E la colpa è solo di chi non glielo insegna.

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