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Martedì, 27 Gennaio 2015 12:56

La puzza del sud In evidenza

Il razzismo e idee confuse sul meridione escono dalle curve degli stadi ed entrano nei libri di testo scolastico

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Sembra incredibile ma è così, per piacere leggete due volte, la prima per capire, la seconda per rassssegnarsi che è vero ciò che è scritto in un manuale di scuola distribuito al nord dalle edizioni Bruno Mondadori 

“Sul tronco di una differenza di sviluppo economico hanno preso forma una organizzazione sociale ed una identità civile profondamente diverse da quelle delle regioni centro – settentrionali. Esse sono dominate da un individualismo diffidente, nel quale gli interessi della famiglia o del clan si antepongono e, inevitabilmente, si contrappongono a quelli dello stato e della collettività nazionale. Su questo sottofondo pesano gli intrecci clientelari e la pervasività della violenza come pratica diffusa e sostanzialmente accettata per la risoluzione dei conflitti, sul cui tronco sono sorte associazioni criminali di dimensioni gigantesche”.

Queste righe hanno scatenato lo stupore di due degli storici più affermati italiani, Giuseppe Galasso e Gabriella Gribaudi che hanno vivamente contestato questa tesi.

La scoperta di questa tesi è stata fatta da una studentessa napoletana, Camilla Russo che le ha girate al giornale “il Brigante” e dove è nata una polemica aspra,  che ha coinvolto anche politici come l’esponente dei verdi Francesco Borrelli e il commentatore televisivo Gianni Simioli.

Secondo lo storico Galasso siamo di fronte l’ennesimo stereotipo e scrive “Mi sembra ci si trovi al cospetto della stanca ripetizione di quel modello del familismo amorale che alcuni superficiali sociologi ed antropologi hanno attribuito al sud e su questa via è inevitabile che si cada in semplificazioni banali, per quanto orecchiabili, che certamente non aiutano a capire i fenomeni storici complessi”. Rincara la dose la Prof. Gribaudo “La tesi del familismo amorale, poi, che fu introdotta dal sociologo Banfield nel 1958, è stata oggi ampiamente rivista. Se si vuole proprio insistere su questo tema, allora almeno si dia retta a Paul Ginsborg, che estese la categoria del familismo agli italiani tout court, non ai soli meridionali

C’è ancora poca rassegnazione a comprendere, come afferma la Gribaudo, che l’Italia è una, con pregi e difetti che vanno da Ragusa ad Aosta. Il Paese è nato più di 150 anni fa e costruito con il sangue e il danaro soprattutto dei meridionali. Appare incredibile che sui libri di scuola di qualsiasi regione si parli ancora di Sud e Nord come entità non solo divise, ma anche contrapposte, sono tesi più plausibili nelle curve degli stadi o nelle sezioni di movimenti razzisti.

Potremmo parlare di tangentopoli che è nata a Milano, del Banco Ambrosiano, del caso Calvi, dell’antico fenomeno della diossina e dello smercio e avvelenamento al sud nella terra dei fuochi, ove camion carichi di rifiuti assassini venivano inviati a frotte nella terra che diventerà "dei fuochi", e i patti con i camorristi erano stretti dalle “famiglie del nord” è un gioco che non piace, come parlare di uomini contro donne di cani e gatti o se è preferibile il vino alla birra.

Stupisce che queste diavolerie vengano scritte sui libri di storia, invece che restare nel novero degli organizzatori di sfide tra scapoli contro ammogliati

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