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Giovedì, 02 Ottobre 2014 18:21

Corteo anti-BCE: tanto fumo e niente arrosto In evidenza

Si è concluso il corteo antagonista a Napoli, rilasciato l'unico fermto

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Ci si aspettava quasi una rivoluzione a Napoli in questa giornata di Ottobre in cui, con poca lungimiranza, nel capoluogo partenopeo si svolgevano sia il vertice organizzato dalla Banca Centrale Europea che quello delle piccole e medie imprese europee. Mario Draghi a Capodimonte, Giorgio Napolitano alla Stazione Marittima. Un dispiegamento di forze dell'ordine al limite dell'assurdo aveva cinto d'assedio tutta l'area di Capodimonte sin da ieri sera, la città era bloccata come in uno stato di guerra. Negozi e scuole chiuse, strade deserte in un clima quasi surreale. Ma guerra non è stata, e nemmeno forse c'è stata la protesta che tutti si aspettavano. Quello che si è visto a Napoli è solo l'ombra lontana di quello che ci fu a Roma nell'Ottobre del 2011, quando i Black Bloc seminarono il panico nella Capitale.

A Napoli il corteo era molto meno numeroso, ma soprattutto molto meno violento. C'è stato qualche lancio di fumogeni, bombe carta contro una banca ai Colli Aminei, timidi accenni di scontri con le forze dell'ordine. Per il resto il corteo è passato senza fare danni, soprattutto di fronte a una generale apatia della popolazione locale.

Si, perché la paura di quello che un'invasione di Black bloc poteva significare ha tenuto molti lontani dalle strade. Forse di più, il timore che il corteo diventasse un luogo dove sfogare la violenza per altre rivendicazioni. Perchè come sempre accade, il corteo diventa una valvola di sfogo, dove facilmente si perdono di vista gli obiettivi. A maggior ragione, in una città frustrata dalla crisi, che da oggi vive ufficialmente senza sindaco, e dove le forze dell'ordine sembrano affollare le strade solo in simili occasioni. Ed è così che mentre gli speaker gridano contro Draghi e gli “assassini in giacca e cravatta“, mentre i cartelloni annunciano “stop austerity”, ecco che dalla massa si alzano i cori per Davide Bifolco, gli insulti contro De Magistris e il Comune, le classiche bandiere degli indipendentisti che rivendicano la rinascita del Regno delle Due Sicilie.

Gli scontri principali si svolgono a ridosso della Reggia, con il lancio di oggetti tra polizia e manifestanti, qualche fumogeno e una bomba carta. Poi ecco che un manifestante si avventura con una scala nell'improbabile impresa di superare il muro di cinta del Bosco di Capodimonte. La polizia lo ferma subito e lo porta in Questura. Per i leader della protesta è lui l'eroe della giornata: “Hanno usato tante forze e tanti uomini ma non possono fermare uno di noi con una scala!” grida lo speaker.

La verità è che la protesta di oggi ha cambiato ben poco, e di certo la minaccia della violenza che l'accompagnava da giorni è stata ancora più letale per il messaggio che doveva portare. Sui giornali già si legge di guerriglia urbana e di “Quinta giornata di Napoli”, ma la verità è che probabilmente questa giornata nevrotica verrà dimenticata in fretta. Soprattutto si rischia di far passare in secondo piano i temi sul tavolo della discussione a Capodimonte, dove Draghi ha voluto esibirsi in un'inutile passerella che è costata a Napoli solo denaro e paura.

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