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Mercoledì, 09 Luglio 2014 20:18

Riforme Costituzionali: addio al Referendum In evidenza

Senza tanta pubblicità e clamore sta di fatto per sparire l'unico listituto di democrazia diretta presente nel nostro Paese

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In silenzio,senza tanta propaganda, e che nessuno potesse scaldare i motori per attivare discussioni e dibattiti il Referendum, il vero e unico, a questo punto, Istituto di democrazia diretta subirà una serie di penalizzazioni qualora, come ormai appare sempre più probabile il testo di riforma costituzionale meglio conosciuto come “italicum” dovesse passare tutti gli esami parlamentari e costituzionali.

Secondo il disegno uscito dagli accordi tra Renzi e Berlusconi, per indire il nuovo referendum non basterebbero più le 500mila firme necessarie per indirlo, ma ne occorreranno ben 300mila in più, infatti ci vorranno 800mila firme autenticate tra banchetti e segreterie comunali. Inoltre dal nuovo disegno di legge emerge che non si potranno più sottomettere a giudizio popolare parti di leggi.

Si dirà che la popolazione è aumentata rispetto a quando fu scritta la Costituzione, ma è pur facile ammettere che la partecipazione popolare alla politica e ai suoi dintorni, è molto diminuita, se fino agli anni ’70 gli elettori che si recavano alle urne erano quasi i l’ 90% degli aventi diritto al voto, oggi sappiamo bene qual è la partecipazione al voto, le ultime elezioni, quelle che hanno creato il caos istituzionale grazie a una legge incostituzionale, il Porcellum, hanno visto votare il 75% del corpo elettorale, in continua discesa, nel 2008 erano quasi l’81%.

Ma la mazzata finale viene da un ulteriore norma, ancora non esposta a dovere, che il quorum attuale per rendere valido il referendum non sarà più del 50% più un elettore, ma una cifra ballerina che verrà agganciata all'affluenza alle urne delle ultime elezioni politiche, con molta probabilità se si dovesse indire una consultazione popolare con le nuove norme ci vorranno prima le 800mila firme, cosa che farà rabbrividire qualsiasi comitato voglia nascere, e poi per rendere la consultazione valida ci vorrà il 75% del corpo elettorale che si esprima attraverso il si e il no. Ma il testo è ancora top secret, e sicuramente non c’è il tempo per preparare nessuna discussione nel Paese.

Si sta dibattendo da mesi, e ad alta voce, del Senato e dell’elezione diretta o indiretta, ma del referendum finora non si era mai sentito parlare. Il referendum è l’istituto probabilmente più amato dagli italiani, ha avuto momenti di grande partecipazione e di dibatiti, ma ha avuto anche clamorosi flop, sia per una pessima informazione, sia perché ai partiti ha sempre dato fastidio.


Negli anni in molti hanno cercato di attenuare la sua importanza, il sogno di aumentare il quorum è cominciato negli anni 70 quando c’era il Governo di solidarietà nazionale, ma il tentativo fallì, anche per la presenza dei Radicali in Parlamento che ne difendevano il suo sacrosanto diritto ad esistere, poi ci provò più recentemente il Governo Berlusconi, e ora ci sta provando, con molta probabilità di successo, il duetto Renzi Berlusconi.

I radicali sono stati i maggiori fruitori dell’Istituto, ma ne hanno fatto ricorso negli anni anche il Partito Comunista Italiano, i repubblicani, i liberali, e ultimamente anche i comitati civici e antagonisti con i referendum a proposito della non commercializzazione da parte di privati per l’acqua, considerato a giusta ragione “Bene Pubblico” i referendum sulla caccia e molti altri che tagliavano le gambe a leggi che erano il contrario esatto di quelle volute dalla maggioranza della Nazione.

È di fatto l’addio all’Istituto Costituzionale antico e utilizzato dal popolo per confermare o meno le scelte, dei parlamentari eletti, oggi per giunta nelle segreterie dei partiti e non dal popolo sovrano, sinceramente ci dispiace

 

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