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Giovedì, 05 Giugno 2014 21:15

Il Futuro è troppo grande... un film per la pace In evidenza

Coprodotto dal Ministero per l’Integrazione esce il film di Giusy Buccheri e Michele Cintoni, un documentario- risposta ai sogni di emigrare altrove degli italiani

Scritto da  Dino Scodellaro
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Esistono due modi per giudicare un film. Attraverso gli occhi del critico e quindi fare una valutazione tecnica sulla fotografica, l’interpretazione, il montaggio e tutto quanto concerne la realizzazione un film. Un altro modo è giudicarlo attraverso gli occhi dello spettatore, lasciandosi trasportare dalle vicende dei protagonisti, sentirsi parte integrante della storia, avere un coinvolgimento emozionale e soffrire e gioire insieme agli interpreti ed uscire dalla sala in maniera soddisfatta o scontenti a seconda dei propri gusti cinefili.

Che un film lo si guardi o lo si osservi, che lo si senta o lo si ascolta resta sempre una forma d’arte, e come tutte le fonti d’arte cerca di mandare un messaggio. Il film “Il futuro è troppo grande-Future, It’s far too big” riesce appieno in questo senso. E’ un lungometraggio di 80 minuti, diretto da Giusy Buccheri e Michele Cintoni e co-prodotto dal Ministero per l’integrazione, Assessorato alle Politiche Culturali della Provincia di Roma, dall’OIM-Organizzazione Internazionale delle Migrazioni e dall’Ambasciata della Repubblica delle Filippine.

Il genere è documentario, ma non girato in maniera classica con interviste e reportage, bensì montato con una continuità narrativa in cui tutto ha un inizio ed una fine seppure aperta e con lo sguardo proiettato al futuro, magari troppo grande come il titolo.

I due protagonisti sono due ventenni, Re Salvador ragazzo filippino ma nato e cresciuto in Italia, a Roma e Zhanxing Xu, anche lei romana, ma nata e vissuta a Shangai, in Cina, fino all’età di dieci anni che raggiungerà i genitori che già precedentemente si erano trasferiti. Non bisogna pensare che si tratti di un documentario sull’ integrazione degli extracomunitari e sulle difficoltà che questo comporta, perché il film questo argomento lo tratta solo marginalmente. Quello che il film tende a raccontare sono delle storie di vita attraverso gli occhi delle seconde generazioni di immigrati in Italia, e sulle loro aspettative sul futuro, portandoci a riflettere sul fatto che spesso noi italiani sogniamo di emigrare altrove per migliorare la nostra vita mentre per le famiglie di questi ragazzi la loro miglior vita l’hanno trovata in Italia e i loro figli si sentono pienamente italiani e sono consapevolmente fieri di questo.

La tecnica di regia usata è oltretutto innovativa. Oltre alle riprese convenzionali il film si arricchisce di contributi autonarrativi realizzati dagli stessi protagonisti, che con telecamerine amatoriali hanno relegato immagini e pensieri. Addirittura alcuni pensieri della ragazza cinese vengono raccontati tramite un collegamento webcam. Nel film vediamo i due giovani alle prese con i problemi di tutti i giorni, le forme e i limiti dell’appartenenza alla comunità italiana, le relazioni con la generazione precedente, la dimensione pluriculturale della loro personalità. La loro quotidianità rivela le modalità espressive, i punti di riferimento e le aspirazioni che condividono con i loro coetanei in possesso fin dalla nascita della cittadinanza giuridica e, allo stesso tempo, gli aspetti della loro vita che fanno riferimento più specificatamente alle culture di origine.

Le esperienze loro esperienze per certi versi “normali”, sono per altri versi storie “nuove” che continuamente arricchiscono e mutano il significato dell’essere italiani. Re, vive con i genitori e la sorella, è fidanzato, frequenta l’università e lavora, e spera di trovare nell’arte la propria realizzazione. Zhanxing, invece si è laureata, vive sola, è in cerca di una chiara definizione di sé e proverà a trovarla viaggiando lontano verso le proprie origini. Sono giovani, stanno diventando adulti immaginando di far coincidere il futuro con i propri sogni. I due giovani non si incontreranno mai ma le loro storie non sembrano poi tanto diverse. Re, che parla con un accento tipicamente romanesco, si interroga sul senso della vita, chiedendosi se è in fondo giusto quello che ha scelto di studiare, il lavoro che fa, se la fidanzata è la persona giusta per lui e si interroga anche su chi votare alle elezioni e lo fa attraverso un’ arco temporale di due anni che è il tempo in cui si svolge tutto il documentario.

Zhaxing invece osa di più, decide di partire per la Cina, di andare a trovare i propri nonni con la quale è cresciuta e cerca di iscriversi all’ università, dove trova difficoltà, e viene addirittura inserita come studente straniera perché ha il passaporto italiano. Il film non è uscito nella sale ma L’Unar, Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per le pari opportunità, ha riconosciuto il film documentario. come “opera di rilievo nell’ambito delle attività di prevenzione e contrasto delle discriminazioni razziali”. Non solo, i sogni e le inquietudini dei due giovani sono stati applauditi al Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina dove hanno ricevuto una menzione speciale. Inoltre è stato inserito nel catalogo “Un film per la pace 2014″ e verrà proiettato nelle scuole superiori presenti sul territorio nazionale fino alla fine dell’ anno

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