18 Novembre 2017
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Lunedì, 06 Novembre 2017 12:38

Memorie di una gahaba. Dalla Nigeria alla Libia.

 La storia di una schiava sessuale che sognava la libertà

Scritto da  Michela Belli
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Le seguenti memorie sono state redatte da me, in quanto interprete che le ho, in prima istanza scritte in inglese con la richiedente asilo nel corso di due incontri e dopo tradotti in italiano. Entrambi gli incontri sono stati, per volere di Joy, alla presenza solo mia  e della Dottoressa Migliorati, (Psicologa) e hanno avuto luogo, dopo quasi un anno dal suo arrivo, arco temporale che le è stato necessario, per costruire un rapporto di fiducia con entrambe le operatrici, per superare la vergogna che la rende sempre molto taciturna e la isola in una condizione di profondo dolore.

La concezione del tempo in Joy è molto confusa. L’aver vissuto la maggior parte della sua vita in una qualche forma di prigionia (prima la capanna, poi Sister Elizabeth, poi il carcere in Libia) la porta, spesso, ad accavallare gli eventi e a datarli in base ad eventi che hanno, in qualche modo, colpito la sua mente.

Ogni nome e riferimento temporale è stato debitamente cambiato al fine di preservare la privacy della richiedente asilo. Sono nata a Lagos, (NIGERIA) nel maggio 1996, o almeno così credo, sulla base di quello che diceva mia madre.

"Nella mia famiglia eravamo in 7, 5 figli e i miei genitori. Mia sorella maggiore l’ho persa quando ero ancora piccola. Mia madre era casalinga, mio padre era un colonnello dell’esercito nigeriano. Per questo motivo, abbiamo spesso cambiato casa, egli, infatti, veniva spesso trasferito, ma noi, non sempre lo seguivamo.

Credo che fosse il 2004 quando al suo rientro dalla Sierra Leone, fu trasferito in Borno State in una città che si chiamava Maiduguri e noi lo seguimmo. Io avevo 7 anni suppongo ed ero, pronta per la scuola. Maiduguri è una città a maggioranza musulmana per questo motivo siamo stati costretti, fin da subito, a fingerci musulmani anche per entrare nella scuola, dove, comunque, siamo stati accettati solo perché mio padre era dell’esercito.

Per un po’ abbiamo frequentato la scuola, poi un giorno sono arrivati gli uomini dei fulani (fulans herdsmen,) e hanno preso me e le mie due sorelle con altri ragazzi del comprensorio scolastico. In qualche modo, avevano scoperto che, nonostante il nostro abbigliamento, non eravamo musulmani. Siamo state portate in una prima capanna nel bel mezzo della foresta. La notte stessa sono stata costretta a dormire con loro. Non capivo cosa mi stesse accadendo, all’epoca non avevo avuto ancora il mio ciclo.

Dopo siamo state spostate in un’altra capanna che stava in mezzo ad altre capanne. I ragazzi furono messi in una capanna e noi in un’altra. Eravamo circa in 90, alcune sono morte nel tentativo di fuggire. Lì sono stata schiava del sesso fino ai 16 anni circa. Ad un certo punto sono rimasta incinta non ho idea di chi sia il padre e ho dato alla luce una bambina. Se devo darle una data di nascita allora è il 2009 secondo me, ma non ne sono certa. Mi ricordo che quando è nata, non avevo il seno fuori. Il suo nome è Glory, ma le ho dato un nome solo dopo la fuga dalle capanne, perché fino ad allora, la chiamavano loro con il nome arabo che le avevano dato Kadijia, anche a me avevano cambiato il nome e mi hanno chiamata per tutto il tempo Adijia, ma io non mi sono mai dimenticata chi ero: Joy.

Sono contenta che mia figlia sia femmina, perché me l’hanno lasciata, ho visto ragazze fare maschi che sono state separate dai loro figli alla nascita. I maschi, infatti, li prendevano e li portavano nell’altra capanna dove insegnavano loro a scrivere arabo e a leggere il Corano. Ho avuto poi altre gravidanze, ma mi hanno fatto abortire forse perché avevo avuto una femmina e non mi ritenevano in grado di fare maschi. “My baby was not crawling yet, I was still breastfeeding, they wanted to sleep with me again, I got pregnant but they gave me something to get rid of the baby” “ La mia bimba non sapeva ancora gattonare, l’allattavo ancora, ma loro hanno volute dormire ancora con me, così sono rimasta nuovamente incinta, ma mi hanno fatto prendere qualcosa per liberarmi della gravidanza”.

continua...

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