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Lunedì, 17 Marzo 2014 19:21

Senza soldi non si cantano messe e non si curano passioni In evidenza

La storia di un giovane call center che non riesce a conservare un euro per coltivare il suo hobby

Scritto da  Maria Rosaria Cella
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Erano le sette in punto. Come tutte le mattine la sveglia rimbombava in tutta la casa senza che lui avesse la benché minima voglia d’alzarsi. Aprendo poco poco gli occhi, cominciava però a rallegrarsi: c’era il sole. Un sole tiepido che mancava da qualche settimana. Era il giorno giusto. Poteva finalmente passeggiare senza bagnarsi e scattare foto ai passanti. Sorrideva. Si preparava in fretta, sorseggiava un caffè al volo e correva giù per le scale come se stesse per perdere un treno. Quel treno, quelle emozioni, quel giorno non le avrebbe perse. Le avrebbe immortalate e regalate alla gente in una delle sue mostre.

Arrivava in strada che erano passati solo dieci minuti da quando si era alzato. Le strade erano così silenziose, molte case ancora dormivano. Ma lui era felice, perché poteva assaporare da vicino il dolce e lento risveglio della città. E soprattutto, poteva creare il suo tanto atteso reportage. Fotografava la signora in pigiama sul balcone intenta a fumare una sigaretta, il fruttivendolo che sistemava la verdura, il secondino che tornava a casa dopo il turno di notte, il barbone sulle scale della chiesa ancora infreddolito, la vecchietta che gli offriva una zeppola, il volto capriccioso del bimbo che non voleva andare a scuola. Pieno di vita e rigonfio di arte che s’emoziona davanti ad essa, tornava a casa sorridendo. Erano ancora le nove e aveva tutto il tempo per seguire i corsi in facoltà. Il pomeriggio studiava intensamente per un paio d’ore. Poi disegnava ciò che ricordava di quella uscita mattutina e infine osservava attentamente le sue foto, aggiungendoci l’impronta dell’artista. Le avrebbe portate a qualche giornale pronto a pubblicarle, come già del resto era successo.

Aveva sempre pensato che l’arte fosse semplicemente un modo personalissimo di osservare il mondo e di comunicarlo agli altri. Così, se ne andava a letto stanco, ma col sorriso. Sembrava quasi un sogno… Sono le sette in punto. Come tutte le mattine la sveglia rimbomba dappertutto, ma lui è troppo stanco per alzarsi. La lascia suonare altre 4 o 5 volte. Poi finalmente si alza. Fuori c’è il sole, ma lui non se ne accorge. È tardi e scappa all’università senza prendere neppure un caffè. La gente per strada lo urta di continuo e lui, infastidito, cammina a testa bassa. Arrivato finalmente, i professori parlano così a bassa voce che si fatica a prendere appunti. Alle 15 scappa per dare ripetizioni ad una bambina per 7 euro l’ora. È venerdì, giorno di paga: almeno può cominciare a comprare i libri. Alle 17 si avvia di corsa verso il call center. Lungo la strada vede un bimbo che si sporca col gelato e muore dalla voglia di fotografarlo, ma non ha tempo e non ha nemmeno con sé la sua macchina fotografica. Mentre spiega le offerte alla gente per telefono, disegna di nascosto, svelando con la matita i suoi umori. Col tempo e i soldi che mancano, l’arte non può che essere uno sfogo intimo e segreto. L’ultima foto scattata risale a due mesi fa. L’aveva pubblicata sui social network con l’intento di regalare brividi a chi capitasse di vederla. Ma a parte qualche Mi piace, nessuno ci aveva fatto tanto caso. Da ormai sei mesi, tiene sulla scrivania un barattolo in cui raccoglie un po’ di spiccioli, nella speranza di riuscire a comprare un obiettivo nuovo. Peccato che lo svuoti ogni mese per pagare le bollette. S’addormenta distrutto e vuoto. I suoi sogni, per ora, li vive solo nei sogni. Li vive dove non servono soldi, titoli o etichette per lasciarsi andare alle passioni. La sua arte, per ora, la vive solo al buio.

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