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Lunedì, 30 Settembre 2013 15:53

Pacifismo respinto a colpi di mitraglia In evidenza

Negli ultimi 30 anni abbiamo perso tre quarti della calotta di ghiaccio. Da sempre ricordiamo con affetto e ammirazione gli attivisti di Greenpeace che cercano di portare la voce del pianeta agli occhi dell'opinione pubblica

Scritto da  Danilo Bifulco
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Il 18 settembre due uomini dell'equipaggio della nave Arctic Sunrise hanno tentato di scalare la piattaforma petrolifera Prirazlomnaya nel mare di Barents, di proprietà del gigante russo Gazprom, nell'ambito della campagna Save the Arctic che vuole lo stop delle trivellazioni petrolifere al Polo Nord.

La vicenda è stata molto difficile e cruenta per gli ambientalisti trovatisi sotto il fuoco aperto dalle autorità russe che per respingerli hanno sparato diverse raffiche di mitra a un palmo da loro.

La nave Arctic Sunrise che è stata assalita e sequestrata nel mare di Pechora si trova ora a Murmansk dove è stata scortata dalla Guardia Costiera Russa. La nave sarebbe stata assaltata, con l’ausilio di un elicottero, da una quindicina di militari russi che, armi in pugno, hanno costretto l’equipaggio a dirigersi sul ponte elicotteri.

Tre membri dell’equipaggio si sono asserragliati nella sala radio la cui porta è stata comunque sfondata dopo circa un'ora dall'arrembaggio.

Le notizie dalla nave rivelano che dei due attivisti arrestati e portati a bordo uno ha un braccio rotto. L’equipaggio sarebbe stato riunito da militari armati nella sala mensa e trattenuto senza alcuna accusa formale.

Ad oggi sono 22 gli attivisti di Greenpeace e membri dell’equipaggio della nave Arctic Sunrise per cui il tribunale di Murmansk, la città all'estremo Nord della Russia, ha ordinato la detenzione per due mesi senza cauzione.

 Greenpeace Italia ha attivato la Farnesina in particolare per la presenza a bordo di un attivista italiano Cristian D’Alessandro di Napoli.

Le autorità italiane hanno confermato di aver già contattato quelle russe per garantire la sua incolumità.

Evidentemente, in nome del petrolio, si possono commettere le peggiori atrocità" commenta Giuseppe Onufrio, Direttore esecutivo di Greenpeace Italia, “chiediamo un segnale forte del Governo e della politica italiana a difesa dell’Artico, delle libertà e dei diritti civili”.

Greenpeace cerca di difendere il ghiaccio artico da cui tutti dipendiamo e che sta scomparendo a causa dell'uso di energia 'sporca' proveniente da fonti fossili.

Una nuova corsa al petrolio nell'Artico sta per cominciare.

Shell, BP, Exxon, Gazprom sono pronti a correre il rischio di una devastante fuoriuscita di petrolio nelle acque dell'Artico per raggiungere un potenziale di 90 miliardi di barili di petrolio. Questo vuol dire molti soldi per loro, ma equivale a soli tre anni di consumi petroliferi per il pianeta.

Per trivellare nella regione artica le compagnie petrolifere devono adempiere pericolose manovre per trascinare gli iceberg lontano dai loro impianti e utilizzare enormi tubi idraulici per sciogliere il ghiaccio galleggiante con acqua calda.

Date le avverse condizioni in cui ci si ritrova ad operare contenere fuoriuscite di petrolio nelle acque del Polo è quasi impossibile ed ogni errore si rivelerebbe potenzialmente fatale per il fragile ecosistema artico.

Negli ultimi 30 anni abbiamo perso tre quarti della calotta di ghiaccio e per salvare ciò che ne resta c'è bisogno di agire rapidamente tenendo in considerazione che la perdita della calotta artica sarebbe devastante non solo per le popolazioni autoctone e le specie animali che vi abitano ma per tutta la popolazione del pianeta.

Il ghiaccio in cima al mondo riflette nello spazio molto del calore del sole, contribuendo così a raffreddare il nostro pianeta e stabilizzando il clima da cui dipendiamo: proteggere il ghiaccio dunque significa proteggere tutti noi.

Greenpeace, che da sempre fa dell'attivismo e dell'indipendenza i suoi valori più grandi, si è recata diverse volte con le sue navi presso le piattaforme petrolifere chiedendo di visionare i piani di sicurezza di questi impianti, piani che non sono mai stati forniti per il semplice motivo che non ci sono reali azioni contenitive applicabili a una fuoriuscita di greggio al Polo Nord.

 Secondo l'Organizzazione Internazionale Indipendente Greenpeace bisogna sensibilizzare i giganti del petrolio ad investire risorse in fonti energetiche sostenibili per il nostro pianeta e alternative al petrolio. A tal proposito l'organizzazione ambientalista diffonde informazioni attraverso lo sviluppo della campagna a tutela del polo nord denominata Save The Artic, nella quale si sono raccolte già quasi quattro milioni di firme con lo scopo di creare un Santuario globale al Polo Nord e vietare le perforazioni petrolifere e la pesca industriale distruttiva. È a nome di questi quattro milioni e di tutte le persone che comprendono l'urgenza e la necessità di collaborare affinché le risorse naturali del nostro pianeta siano rispettate e tutelate che gli attivisti di Greenpeace hanno manifestato nel mare di Barents.

Per loro, condannati dalle autorità russe e detenuti senza possibilità di cauzione, si sono già raccolte moltissime firme attraverso un'altra petizione disponibile on-line, per questi ragazzi che parlano con la voce di tutti, una voce che chiede alle autorità, ai governi, alle logiche del mercato e alle multinazionali di smettere di distruggere il nostro pianeta e cercare di rispettarlo il più possibile con delle politiche serie e sostenibili.

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