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Sabato, 07 Luglio 2012 02:00

L'UOMO DEL PETROLIO

Maurizio Bolognetti, tra denuncia e impegno , una figura irrinunciabile per la Basilicata terra di scempi ambientali

di Doriana Vriale

Scritto da  Doriana Vriale
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“E' questa assenza di vita, di fede coerente, di combattività che spaventa. Si creda pure nella luna, ma che si combatta per la luna." (Carlo Rosselli - Scritti dell'Esilio).

Questa citazione, raccolta spulciando nel suo profilo di Facebook, come frase preferita insieme a: "La libertà significa il diritto di essere eretici, non conformisti di fronte alla cultura ufficiale e che la cultura, in quanto creatività, sconvolge la tradizione ufficiale."

Ci spiegano solo a grandi linee chi è Maurizio Bolognetti. Già impegnato leader radicale, giornalista, scrittore e soprattutto, guerriero senza paura. Ve lo presentiamo in questa intervista dove ci racconterà di lui e soprattutto dei problemi legati alla sua regione, la Basilicata intera.

- La sua, è una voce importante che in questi anni non ha mai abbassato la guardia su molte vicende, altrimenti rimaste mute. Partiamo dal suo libro” LA PESTE ITALIANA ,IL CASO BASILICATA “, che è un vero e proprio dossier sui veleni industriali che stanno uccidendo la Lucania. In questa pubblicazione si parla dell’impatto ambientale dovuto alle attività di coltivazione e ricerca di idrocarburi. Ci spiega meglio che cosa avviene?

"Solo pochi giorni fa, La Gazzetta del Mezzogiorno ha dato conto di alcune riflessioni di un Geologo napoletano, il Prof. Franco Ortolani, direttore della cattedra di geologia presso l’Università Federico II di Napoli. Ti leggo questo passaggio che vale come risposta a chi, a volte vuole sminuire, a volte demolire quelle che ritengo essere, invece, prese di posizione e lotte che sono basate sul buon senso e la ragionevolezza: “le attività petrolifere hanno necessità serie, cioè devono avere a disposizione vaste aree da inquinare”. Lo stesso Ortolani aggiunge: “Le attività petrolifere sono incompatibili in un territorio ricco di falde idriche e di attività antropiche anche di pregio”. Il punto è proprio questo: la Basilicata è, a detta di chi studia il territorio, un unico bacino idrico di superficie e di profondità. In Basilicata, da circa vent’anni, si trivella in prossimità di preziose riserve d’acqua dolce. “Buchi per terra”, come li ha chiamati qualche tempo fa il Ministro Romani, a ridosso della diga del Pertusillo, di sorgenti, in aree a rischio frana, in un territorio che ha - come altre regioni d’Italia - la quasi totalità di comuni a rischio idrogeologico (basti leggere qualche pubblicazione di Legambiente). Si è trivellato anche in prossimità di centri abitati e di ospedali. Se il prof. Ortolani ha ragione - come credo che sia - tutto questo ha inciso sulla qualità dell’ambiente ed in termini d’inquinamento su tutte le matrici ambientali: acqua, aria, terra. Tutto questo è comprovabile attraverso documenti che dovrebbero essere pubblici, ma che qualcuno tratta come materiale Top Secret. - la Basilicata è ai primi posti in Italia per decessi da malattie tumorali, la cui incidenza è in costante crescita rispetto al resto del paese".

- Allarmismo: è questa l'accusa che più spesso lei si è sentito muovere; cosa ci . risponde in merito?

"Intanto chiarisco un punto: mentre altrove la curva delle malattie tumorali scende, in Basilicata sale; qui come altrove c’è un registro tumori non proprio aggiornatissimo. Da anni ascolto e raccolgo testimonianze, quelle delle popolazioni della Val d’Agri piuttosto che della Val Basento. Una ricerca epidemiologica basata sull’esperienza e sulla memoria della gente, ma anche su quanto raccontano i pochi medici che si espongono. L’unico studio epidemiologico disponibile risale al 2000 e fu prodotto proprio dalla Regione Basilicata. Esso racconta che in Val d’Agri ci si ammala di malattie respiratorie due volte in più rispetto al resto della regione. Da allora black-out. Come mai non si è più indagato? Allarmismo? Francamente non so cosa intendano per allarmismo. Qualcuno è arrivato ad ipotizzare nei miei confronti il “reato” di procurato allarme. Voglio fare un esempio concreto: nel gennaio del 2010, denunciai il decadimento della qualità delle acque di un grande invaso: il Lago di Pietra, la Diga del Pertusillo. L’allora Assessore all’Ambiente, Vincenzo Santochirico, si scatenò tacciandomi di allarmismo e ci fu chi arrivò ad ipotizzare nei miei confronti il reato di aggiotaggio a favore delle compagnie di acque minerali. Le analisi commissionate dai Radicali attestarono una contaminazione chimica e biologica della diga del Pertusillo. In particolare la Biosan di Vasto rilevò la presenza di un agente chimico che si chiama Bario, che è uno degli elementi presenti nei fanghi utilizzati nelle trivellazioni per facilitare “l’affondare” della trivella che scende, magari anche a 4, 5, 6 chilometri di profondità. Mentre mi tacciavano di allarmismo e mentre nel marzo del 2010 la Procura della Repubblica di Potenza disponeva la perquisizione della mia abitazione, accusandomi di rivelazione del segreto d’ufficio, nel maggio del 2010 il Pertusillo cambiò colorazione: diventò rosso/marrone ed iniziò la morìa delle carpe che si è ripetuta altre volte nel tempo. Oltre a denunciare l’incidenza delle attività estrattiva sulla qualità delle acque, raccontai le “criticità” della rete di depurazione. Su quel fronte la mia denuncia ha avuto un puntuale riscontro. Il paradosso è che oggi gli unici indagati in questa vicenda sono coloro che hanno denunciato l’inquinamento. Dunque, ero io ad essere allarmista o erano gli Enti pubblici, come l’ARPAB o il Dipartimento Ambiente, ad essere stati leggeri o poco attenti a questa realtà? Nessun allarmismo; piuttosto invitiamo la gente a riflettere senza pregiudizi. Il nostro “no” ad ulteriori attività estrattive in Basilicata è motivato dal fatto che riteniamo che questo sia un territorio delicato dal punto di vista idrogeologico e che possieda una risorsa importante almeno quanto l’ “oro nero”:l’acqua. Inoltre si parla di d’incapacità della classe politica locale e nazionale in merito alle questioni ambientali, ha parlato di “congiura del silenzio” verso La Basilicata dove i delitti contro l’ambiente restano impunti".

 - Conferma che ancora adesso perduri questo stato di cose?

Diciamo intanto una cosa. La nostra cocciutaggine di Radicali credo che abbia determinato un fatto nuovo: avevamo raccontato di un inceneritore(Fenice) che stava inquinando impunemente le falde acquifere del Vulture con mercurio e altre sostanze cancerogene. Sulla vicenda ho inoltrato alla procura della Repubblica di Potenza due esposti in cui ipotizzavo l’omissione di atti di d’ufficio e il reato di disastro ambientale. E’ venuto fuori che avevamo ragione da vendere: “quei signori”, quelli della EDF, avevano inquinato per oltre un decennio e il tutto era stato nascosto ai cittadini. Questo silenzio è inaccettabile anche alla luce di quanto dispone la Convezione di Aarhus, che all’art. 5 comma recita: “In caso di minaccia imminente per la salute umana o per l'ambiente, imputabile ad attività umane o dovuta a cause naturali, siano diffuse immediatamente e senza indugio tutte le informazioni in possesso delle autorità pubbliche che consentano a chiunque possa esserne colpito di adottare le misure atte a prevenire o limitare i danni derivanti da tale minaccia”. Ecco, Aarhus afferma il diritto dei cittadini a poter accedere all’informazione ambientale. Questo diritto in Italia, e non solo in Lucania, viene troppo spesso negato; qui, nel paese del “Caso Seveso” e dell’acqua all’atrazina. Nella vicenda dell’inceneritore Fenice siamo arrivati a vivere situazioni surreali, per esempio nel settembre del 2009 un funzionario dell’Arpa nel rispondere alle mie denunce arrivò ad affermare: “Noi lo sapevamo che stavano inquinando da un paio di anni, ma non era nostro compito denunciarlo”. Ogni tanto, non ce la fanno a nasconderci la verità e l’evidenza salta fuori prepotentemente. E’ il caso della risposta che il Ministro della Sanità Balduzzi ha dato alla nostra deputata Elisabetta Zamparutti: ”Campioni prelevati nel luglio 2011, in punti diversi del lago della diga del Pertusillo, hanno mostrato alte quantità di idrocarburi totali”. Questo per non dire di un funzionario del’ISS(Istituto Superiore di Sanità), che in camera caritatis mi ha confessato quello che già sapevo: “Il Pertusillo è un lago indubitabilmente eutrofizzato”. Questa notizia era venuta fuori già nel 2010, quando la biologa Partizia Albertano - che purtroppo non c’è più - disse ai signori dell’ARPA Basilicata che non dovevano scambiare cause ed effetti. Non credo di essere autoreferenziale se affermo che se oggi c’è un’intera regione, ed un’intera classe dirigente che sta discutendo di ambiente e di inquinamento è dovuto all’azione politica svolta in questi anni dai Radicali sul territorio. Credo di aver messo a sistema ciò che a sistema non era e credo di essere riuscito ad amplificare la voce di coloro che non hanno voce. Di certo, occupandomi di quelli che abbiamo definito i veleni industriali e politici della Basilicata, a farmi da rotta e ad indicarmi la strada è stato quel Marco Pannella che afferma che "la strage di legalità ha sempre per corollario, nella storia, la strage di popoli”.

- Lei ha lamentato la non corretta applicazione della convenzione Aarhus, anzi l’impossibilità del cittadino di fruire dell’accessibilità alle informazioni relative alle condizioni dell’ambiente …

"Esistono degli studi fatti che testimoniano di “scempi ambientali”, ma i documenti che comprovano tutto questo e che dovrebbero essere pubblici sono trattati da “qualcuno” come documenti Top Secret. Forse è normale se consideriamo gli interessi in gioco e i poteri palesi e occulti con cui ci confrontiamo quotidianamente. In Basilicata c’è il più grande giacimento petrolifero in terraferma d’Europa ed entro il 2015 si arriverà ad estrarre in questo territorio circa 175.000 barili di greggio al giorno. In Lucania operano grandi player dell’energia, quali Eni, Shell e Total. Non tirerò in ballo Pasolini e il suo romanzo incompiuto “Petrolio” o Eugenio Cefis e la sua storia, ma è chiaro quale sia il contesto. Di recente ho lanciato provocatoriamente il CATSI (Centro d’ascolto Territori Sfruttati ed Inquinati), la nostra risposta al GAST, un organismo voluto da assomineraria al cui interno troviamo i rappresentanti delle compagnie petrolifere, associazioni ambientaliste, università, BANKITALIA, ecc. Una commistione che, per come la vedo io, non contribuisce a fare chiarezza sui ruoli, in una regione dove abbiamo più volte denunciato la commistione e indistinzione di controllati e controllori. E mentre presentavo il CATSI ho contestualmente raccontato che a Viggiano, dove c’è il Centro Oli dell’Eni, il comune lamenta in documenti mai resi pubblici il reiterato superamento delle medie orarie e medie giornaliere rispetto ai limiti di emissione di una serie di agenti inquinanti".

- L'estrazione petrolifera è un'operazione molto costosa , si parla di smaltimento degli scarti petroliferi trasformati in rendita per i petrolieri e di “royalty” come “compensazioni ambientali”; lei dice anche che queste sono operazioni che possono riuscire solo in Italia, perché?

"Le royalty sono la “carota” per allettare le comunità. Vengono qui e ci mostrano specchi e perline. Ci danno un piatto di lenticchie e in cambio gli viene consentito di trasformare un’intera regione in un unico campo petrolifero. Ironicamente ho tracciato di recente un parallelo con la campagna “Oil for Food”. Ricorderete tutti che quando fu stabilito l’embargo nei confronti dell’Iraq, si decise uno scambio: petrolio in cambio di generi di prima necessità. Non si può andare avanti così. Laddove solo poche settimane fa abbiamo appreso che vogliono trivellare anche vicino alla città di Matera, che è con i suoi Sassi patrimonio dell’UNESCO. Già oggi, se dovessero autorizzare i permessi di ricerca avanzati, il 65% del territorio della Lucania sarebbe compromesso. Per capire quale sia lo stato dell’arte basta farsi un giretto sul sito dell’UNMIG acronimo che sta per “Ufficio Nazionale Minerario per gli Idrocarburi e le Georisorse”. Se guardassimo la cartina d’Italia presente nel sito, ci accorgeremmo che dopo la Basilicata il prossimo obiettivo è la Campania e in particolare il Vallo di Diano, dove sono stati avanzati dei permessi di ricerca da parte della Shell. Uno di questi coincide con il Sic dei Monti della Maddalena: pura follia! -Quindi di un quadro negativo per il futuro di tutta l’Italia: La crisi dell’Italia e di questo disgraziato Mezzogiorno è quella che è. Lo abbiamo raccontato e lo raccontiamo nel nostro Dossier “La Peste Italiana”. Noi che a partire degli anni ’80 abbiamo avvertito che stavamo precipitando verso la bancarotta. Debito pubblico, debito ecologico, debito di giustizia sono facce di una stessa medaglia, effetti della peste che ci sta stritolando e di un topolino che è diventato una zoccola. Ho fortemente contestato l’art. 16 del Decreto sulle liberalizzazioni. Temo che esso abbia aperto un’autostrada a quattro corsie alle società petrolifere per trivellare in terra ed in mare. Il caso Basilicata, il caso Campania, il caso Taranto, il caso Sarroch, il caso dell’ Eternit di Casale Monferrato ed Acerra, le morti bianche, tutto questo testimonia di un paese che in materia di tutela ambientale, e quindi di tutela della salute umana, è “Stato Canaglia” così come lo è in materia di giustizia. Noi siamo il paese che in Europa ha il record di condanne, di procedure d’infrazione e lettere di messa in mora per quanto riguarda il “non rispetto” di una serie di direttive europee, che non solo recepiamo con puntuale ritardo, ma che poi puntualmente non applichiamo. Il caso eclatante è quello dell’ “emergenza rifiuti” partenopea, che è sfociato in un processo che - chissà perché - è rimasto “segreto” e che Radio Radicale non ha potuto registrare".

- La sua battaglia, che denuncia un quadro di dilagante illegalita’, le è costata già un capo d’imputazione relativamente alla vicenda della “qualità delle acque degli invasi Lucani per rivelazione del segreto d’ufficio, le chiediamo, non ha paura?

"Relativamente alla vicenda giudiziaria di cui si parla, sotto processo siamo in due: io ed un tenente della polizia provinciale. Beh, se parliamo di leggi, di regole, di diritti, noi riteniamo di non aver violato alcun segreto, perché non si può mantenere il segreto su dati ambientali che devono essere pubblici. Abbiamo applicato, noi sì, la legge e le Convenzioni internazionali ,quali il già citato art. 5 comma C della Convenzione di Aarhus. Paura? Beh, a volte si può avere paura, perché ti rendi conto che dall’altra parte ci sono in ballo degli interessi grossi. Paura? Vivo nella consapevolezza ed avverto la necessità e l’urgenza che le cose debbano cambiare e soprattutto si combatte con la forza che nasce dal desiderio di “non voler subire” soprusi proprio da parte di chi dovrebbe far rispettare le regole. Poi magari può capitare che nel corso di un’inchiesta qualcuno ti chiami e ti dica “di stare attento”, aggiungendo un sibillino “tu non sai chi sono veramente le persone che ti stanno attorno”.

- In una sua dichiarazione dice: “il petrolio qui in Basilicata ha dato molti problemi e poca ricchezza”, crede che sarà ancora così per i prossimi anni?

"Noi diciamo STOP alle trivelle: moratoria. Cerchiamo di capire che cosa hanno combinato, perché tutto questo è stato fatto in assenza di seri studi epidemiologici ed in assenza di adeguate indagini biologiche. Addirittura siamo arrivati al punto che, per oltre un decennio, ma in parte ancora oggi è così, L’ENI ha operato in un sostanziale autocontrollo, senza un ente terzo che verificasse le emissioni del centro olii e di altri impianti. Adesso basta, si analizzino i danni già prodotti e si studino altre strade. A volte ho la sgradevole sensazione che i cittadini di certi territori diventino il costo che qualcuno è disposto a pagare, a sacrificare sull’altare del soddisfacimento delle esigenze della bilancia energetica di questo paese"

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